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Le interviste di Fausta Genziana Le Piane

“Ogni cominciamento ha bisogno di neve per nutrirsi”
Le canzoni d’amore di…Dante vincono il premio Camaiore!
Dante Maffia
La mia vertigine

Dal balcone ho potuto ammirare
il castello di Federico.
Sta
davanti al mare
a proteggermi da un nemico
che ormai ha perduto la
strada.
Ho visto le rondini andarsene
quasi rasoterra verso il caldo
e
sfiorare la mia vertigine.
E' questa la mia poesia: Chi vi aggiunge
altro falsifica le carte.
Dante Maffia, Canzoni d'amore, di passione e di gelosia, Pagine, 2002
Non è solo uno dei maggiori poeti italiani, è anche saggista e narratore. Esplica la sua attività critica nelle maggiori riviste italiane tra cui Nuova Antologia, Il Belli, Poiesis, Fermenti, Poesia. Ha collaborato con La Fiera Letteraria, Il Mattino, La Voce, La Nazione, Paese Sera ed è stato corrispondente de La Nacion di Buenos Aires. Ha curato per anni la rassegna dei libri per Rai 2 ed ha fondato, Il Policordo e Poetica. Attualmente dirige Poiesis. Fu segnalato agli esordi di poeta da Aldo Palazzeschi, che ha firmato la prefazione al suo primo volume, Leonardo Sciascia e Dario Bellezza.
La sua raccolta, Canzoni d’amore, di passione e di gelosia, Edizioni Pagine 2002, si è classificata prima all’edizione del Premio Camaiore del 2003.

1) Dante, vuoi spiegare ai lettori perché “canzoni” d’amore e non “poesie”?
Per mettere l’accento sulla musicalità delle composizioni, sul loro lirismo. La parola canzone fa pensare all’armonia. Ma l’ho adoperata anche per riportare il lettore nelle atmosfere antiche dei trovatori e degli aedi.

2) Nella prima lirica dici che per te la poesia è “vertigine”.
Sì, ma è anche tante altre cose. Comunque vertigine è una di quelle definizioni che danno immediatamente l’idea dello stato in cui viene a trovarsi chi s’innamora.

3) E’ molto presente nella raccolta (ma anche altrove, come ne Le favole impudiche) la parola “neve”. Definisci neve anche “il foglio bianco”.
Ho scritto un poemetto, ancora inedito, dedicato interamente alla neve. E’ un elemento che mi angoscia e che mi esalta, proprio come mi accade con la pagina bianca. Trovo che la neve sia l’eternità effimera, la tenerezza senza cuore, l’uniformità insidiosa e bugiarda.

4) Un’altra parola che ricorre frequentemente è “vento” (Il vento ha la bocca piena di canarini morti, Il vento dei tuoi occhi, Pazzia del vento ecc).
Ho sempre avvertito che il vento può tutto, perfino contro le acque e contro il fuoco. Il vento è furia, ma anche dolcezza. C’è una favola di Esopo che narra di una sfida tra il sole ed il vento per spogliare una ragazza che cammina lungo il mare. E’ l’unica volta che il vento perde la scommessa. Ma a parte i ricordi letterari, il vento lo ritengo il protagonista più importante della poesia, quello a cui tutti i poeti si sono affidati per dare lievito all’immaginazione, per accendere la fantasia. Ho fatto degli studi sulla poesia greca e latina e ho notato che il vento ha una parte preponderante. Si vede che sono un po’ greco e un po’ latino. Ma poi ne ho fatto altri sulla funzione del vento in Lorca, in Alberti, in Quasimodo, in Gatto, in Barberi Squarotti e ho capito che da sempre il vento è la metafora più sensibile e più duttile.

5) Definirei la tua poesia “dei fiori”: i versi abbondano di ciclamini, gelsomini, mandorli, betulle, magnolie ecc. I fiori sono naturalmente associati ai mesi di marzo e aprile…
E’ una bella definizione, ma mi auguro che se ne possano attribuire altre. Certo, i fiori e le piante entrano in gioco con naturalezza. Sono nato sulle rive dello Jonio, tra il mare e la campagna e i fiori mi hanno accompagnato nella crescita. Un tempo avvertivo lo scorrere delle stagioni grazie allo sbocciare di questo o di quel fiore.

6) Mi sembra che nei tuoi versi ci sia amore per la vita, ma nello stesso tempo nostalgia della vita (“spio la vita”), come se qualcosa si frapponesse tra te e lei.
Sì, è vero. E il qualcosa che si frappone è la morte. Fin da quand’ero ragazzo l’ho avvertita come una presenza attiva e mi ha fatto compagnia facendomi amare forsennatamente la vita, ma anche ricordandomi, come ai frati di clausura, che devo andarmene, a un certo punto. E andarsene significa non poter guardare più gli occhi delle mie tre bambine, non poterle accarezzare.

7) “Le parole fanno miracoli”?
Sì, molti miracoli. Spesso inventano anche la vita e l’amore e rendono inferno o paradiso il nostro soggiorno terreno. Credo che la parola sia il bene più grande che l’uomo abbia. Peccato che molti la deturpano o la utilizzano come se fosse una serva fastidiosa o cretina.

8) Non trovi che sia poco presente “la gelosia”?
E’ probabile. Non ci avevo fatto caso. Comunque la gelosia è un ingrediente subdolo, una malattia che non corrisponde alla verità dei comportamenti. L’amore pretende la pienezza e se è vero e immenso non accetta le ombre, i fantasmi, gli strascichi di una ossessività che appartiene alle bestie e non all’umanità.

9) “L’amore è una canzone inventata per uccidere il buio”?
E’ anche questo. L’amore è molte, moltissime cose. Pensa che ho estrapolato da centinaia di romanzi, di racconti, di saggi e di poesie tutte le definizioni dell’amore che ho incontrato. Si contraddicono tra loro eppure io non mi sento di negarne nessuna. Quindi è una canzone inventata per uccidere il buio e qualche volta per portare il buio. Chissà…
Fausta Genziana Le Piane



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