Calabria On Line
Login password
Registrati Adesso | Recupera Password
Calabria cultura Calabria Ricerche Calabria speciali Calabria turismo Calabria turismo
La Calabria|Arte e Cultura|Tradizione e Folclore|Università|Scuola|
 Utenti online: 109

News - Eventi - Sport
CATANZARO
News - Eventi - Sport
COSENZA
News - Eventi - Sport
CROTONE
News - Eventi - Sport
REGGIO CALABRIA
News - Eventi - Sport
VIBO VALENTIA
Lavoro in Calabria
Eventi in Calabria
Archivio Articoli
Condividi con
Seguici su Twitter Seguici su Facebook Iscriviti ai nostri Feed
COL
La Calabria - Tutto e Tutta
Catanzaro
Cosenza
Crotone
Reggio Calabria
Vibo Valentia
Arte e Cultura in Calabria
Tradizione e Folclore in Calabria
SENTIERI
I Sentieri di COL
Diventa Editore
Condizioni
F.A.Q.
I nostri Ospiti
SPECIALE COL
Rubriche
Borghi di Calabria
Mali di Calabria
Risorse di Calabria
Città dei ragazzi
Articoli
COLTour
Incoming Calabria
Virtual Tour
Da Visitare in Calabria
Viaggi in Calabria
Alberghi e Ristoranti Calabresi
Prodotti Tipici Turismo Enogastronomico
Escursioni in Calabria
Itinerari in Calabria
I Paesaggi di Calabria



Home Page | Sei in COL | Tradizione e Folclore


Magia
 
La sagra della primavera

 

Le durezze della stagione invernale debbono essere dimenticate e scacciate attraverso momenti scanditi da rituali precisi. La notte della Candelora, il 2 febbraio, si credeva che un orso o un lupo si aggirasse vicino i villaggi: in alcuni paesi si credeva che quest’essere temibile fosse un vecchio dalla barba ispida e folta, vestito di pelli, pronto ad afferrare con le sue lunghe braccia i bambini per divorarli. È il ricordo del Mamurio Veturio dei Romani, simbolo dell'inverno, un vecchio coperto di pelli che nella vigilia delle Idi di marzo veniva scacciato fuori dalle mura di Roma. Secondo la leggenda l'essere mostruoso della Candelora si aggira nella notte intorno alle case dicendo «O fora o non fora, quaranta juorni ci haidi ancora”(fuori o non fuori, ho ancora quaranta giorni). Dal giorno della Candelora alla fine di marzo, sommando i quattordici giorni sino alle Idi, sono appunto quaranta i giorni che restano ancora all'inverno prima di essere scacciato definitivamente dalla primavera. Nei paesi di Aprigliano, di San Demetrio, di Frascineto, il mese di marzo cominciava con la cacciata notturna delle streghe al suono di campanacci che la gente agitava gridando «E’ venutu marzu» ( è venuto marzo); il rituale della cacciata delle streghe in alcuni paesi veniva ripetuto il primo venerdì di ogni mese, credendo che questo fosse il giorno in cui gli spiriti malefici gettavano il malocchio sugli uomini. Sugli antichi riti precristiani legati alla primavera si innesta la tradizione cristiana della Quaresima, ma in coincidenza con la festività di San Giuseppe, fra il popolo calabrese si usava celebrare «l'invitu» (l’invito), un pranzo rituale a base di ceci in cui, come nei Saturnali Latini, i più abbienti davano un banchetto per i poveri e li servivano personalmente, donando infine pane, frutta e legumi; queste offerte di cibo a Paola venivano chiamate Juraglie di San Giuseppe. Usanza che ancora oggi si ripete a Cosenza, in occasione delle feste d'autunno. A Montalto i bambini usavano andare per il paese con piccole seghe di canna costruite da loro stessi e insolentire i vecchi che incontravano: un rituale che sta a significare il passaggio dalla vecchiaia alla nuova generazione, dal vecchio san Giuseppe ai ragazzi, dal vecchio anno, rappresentato dall'inverno ormai alla fine, alla primavera imminente. A san Giuseppe sono dedicate molte fiere paesane, momenti di vita in cui si scambiano le primizie e si saluta la primavera con dolci rituali e giochi tradizionali: in alcuni villaggi i bambini camminavano per tutto il giorno lungo le strade suonando piccoli zufoli di canna e sonaglini, ricordando così che presto tutto ciò che è vecchio doveva cedere il passo alle nuove vitalità. II mese di marzo è stato considerato dagli antichi come il principio del nuovo anno e temuto per il suo carattere di imprevedibilità tanto che i Latini lo dedicarono a Marte e al dio della guerra consacrarono le primavere sacre. La Pasqua cristiana racchiude in sé un profondo significato di rinascita spirituale, ma anche cosmica, momento di consacrazione e di purificazione degli elementi. L'acqua e l'uovo sono i simboli della festa, simboli concreti di potenza fecondatrice: come al tempo del solstizio d'inverno, anche per la Pasqua i contadini calabresi si provvedevano dell’acqua nuova, attinta alle fonti seguendo precise indicazioni rituali. L'acqua viene deposta in un orciolo nuovo e il pater familias, alla mezzanotte del sabato santo, ne beve un poco e bagna la casa invocando su di essa prosperità e benedizione. A San Pietro in Guarano i malati usavano scendere al fiume e bagnarsi nella notte di Pasqua invocando la guarigione, ma il rito doveva essere compiuto nel più assoluto silenzio e prima che sorgesse il sole. All'alba della domenica le contadine del villaggio di Aprigliano usavano scendere lungo il fiume Crati con una cesta piena di pane e di uova; rivoltavano le pietre lungo la riva sulle quali si sarebbero sedute e mangiavano insieme. Il pane pasquale, in tutti i paesi della Calabria, ha un enorme valore simbolico; viene lavorato con forme ricercate e adornato con uova in numero dispari. Questi pani rituali arricchiscono le mense della festa e se ne fa dono alle famiglie in lutto, ai bambini e al promesso sposo; alle bambine si regala un pane dolce a forma di bambola, in cui l'uovo rappresenta il viso e viene decorato con nastrini colorati. Nel giorno di Pasqua si usa far germinare dei semi di grano e in alcuni paesi vengono offerti ai defunti, così come accadeva nell'antica Grecia per gli Orti di Adone, quando le donne offrivano il grano nuovo commemorando la morte e la resurrezione di Adone, personificazione solare. Nei paesi albanesi del Pollino si usa festeggiare il martedì successivo alla Pasqua con incontri fra villaggi diversi, suoni e danze. A Frascineto si rappresenta la rusalet, in cui gruppi di giovani vestiti con i costumi tradizionali e con fogge da guerrieri, attraversano le vie del paese ricordando un'antichissima usanza balcanica in cui si compiva un rituale di guerra accerchiando uno straniero. Le danze vengono eseguite su musiche e canti trasmessi oralmente, nel corso dei secoli. A Lungro gli strumenti rituali accompagnano l'alba della Pasqua, momento in cui si celebra la funzione religiosa e le campane suonano annunciando la Resurrezione; nei rituali pasquali, oltre ai canti dell'antica liturgia bizantina, si usa salutare la Resurrezione col suono di uno zufolo chiamato titareta, il cui nome deriva da Titiri, gli uomini mascherati e vestiti di pelli che suonavano e danzavano nelle processioni dionisiache celebrando la rinascita del dio.

Questo rubrica raccoglie vario materiale raccolto sul web di autore/i sconosciuto/i, ma non ha intenzione di violare nessun copyright, pertanto se doveste trovare materiale coperto da tali diritti comunicatecelo e provvederemo  tempestivamente alla rimozione. Grazie.



Tradizioni Religiose
Parole Perse
Chiese e Santuari
Diocesi Calabresi
Feste e Sagre
Ricette
Proverbi
U Misi e Natali nella tradizione popolare cosentina
Riti della Settimana Santa
Giochi di una volta
Antichi Mestieri
Etnie di Calabria
Credenze popolari
Tradizione della maialatura
Speciale di Natale
Strina di Natale

News
Calabria

 
© 1997-2020 CalabriaOnline By Internet & Idee S.r.l P.Iva: 02196690784




?>