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Il cibo calabrese come vaccino per il Coronavirus 03 / 09 / 2020

Intorno al coronavirus continuano a ruotare studi e ricerche che tentano di dare risposte ad una possibile "immunità" da contagio, in attesa di un vaccino che non dovrebbe peraltro arrivare prima del 2021.

E proprio su questi temi, la Calabria, è protagonista di una piacevole sorpresa. A conti fatti, analizzando i dati del COVID-19, è stata una delle regioni meno colpite, tant'è che il sistema sanitario, nonostante il preoccupante allarme mondiale, non è stato fortunatamente messo alla prova e i reparti di terapia intensiva non sono stati presi d’assalto, a differenza di alcune regioni del nord che per gli eccessivi ricoveri hanno dovuto creare ulteriori posti, utilizzando strutture diverse da quelle sanitarie. Ma non solo del Nord. Anche al Sud, come ad esempio Campania e Puglia, la situazione è stata ben diversa.

Insomma, sembra proprio che in Calabria, come dimostra una ricerca, il virus non abbia trovato terreno fertile, soprattutto grazie all’alimentazione basata su prodotti tipici locali che per le specifiche ed uniche caratteristiche organolettiche fungono da farmaco naturale di prevenzione e cura del virus. Così la ricercatissima soppressata, il salame piccante, la ‘nduja, il sanguinaccio di maiale, i funghi sottolio, le polpette di carne e melanzane, le frittelle di fiori di zucca e le olive locali nere e verdi, paiono rappresentare il vero ed unico vaccino a difesa del coronavirus, insieme all'ottimo vino rosso paesano, curato nelle private cantine. Ad avvalorare questa tesi è stato un team di ricerca italiano, dell'Università’ di Torino il quale ha individuato una molecola del colesterolo che da sola blocca il coronavirus.

Si tratta della 27OHC, la molecola 27- idrossicolesterolo, presente nel corpo umano per il metabolismo del colesterolo. I ricercatori dell'Università hanno fatto questa interessante scoperta in collaborazione con la Panoxyvir, una start up innovativa e tale studio è stato pubblicato sulla celebre rivista scientifica Redox Biology: con lo studio viene dimostrato che tale molecola è in grado di bloccare la replicazione del COVID-19 nelle cellule dell’uomo.

Tale molecola riesce a bloccare i patogeni attraverso un meccanismo che non bersaglia direttamente le particelle virali, bensì modifica in modo transiente fattori della cellula ospite necessari ai virus per replicarsi.


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