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«Dov’è Ataulfo? »
«Tuo cognato è a sud, ci sta spianando la strada verso la Sicilia»
«Mi sei fedele? … Sei fedele al tuo Re?»
«Lo sono mio signore.»
«Allora fa che alla mia morte non rimanga traccia alcuna della mia tomba e dell’oro rubato…»
«Ma … »
«Sono stanco di tutta questa sofferenza.»
«Guarirai.» Mentì nuovamente.
«Uccidimi Garth, poi fine con mani pietose a questo strazio.»
«Non … non posso.»
Il sacerdote uscì dalla tenda elargendo un ultimo sguardo pietoso al moribondo. Qualunque malattia l’avesse colto, lo stava uccidendo impietosamente.
«Uccidimi Garth. Uccidimi prima che loro mi prendano. Uccidimi.»
«Chi vedi, mio signore?»
«I Dioscuri!»
L’uomo estrasse un lungo stiletto dalla cintura al fianco, gli si accostò evitando accuratamente di toccarlo.
«Allarga le braccia, mio Re.» Sussurrò mentre le lacrime gli bagnavano il viso.
La lama si conficcò sotto l’ascella sinistra piantandosi dritta nel cuore. La fuoriuscita di sangue fu minima. Sedette scosso dai singhiozzi fino a quando il sacerdote si ripresentò sulla soglia
«Galla Placida(13) chiede di vedere il Re.»
«E’ morto. Il Re è morto.» |
Garth si rigirò sul pagliericcio incapace di prender sonno, i ricordi si affollavano più vividi che mai … quel che accadde in seguito fu dettato solo ed esclusivamente dal dovere. Nessuna scelta.
Lasciò che il resto delle truppe proseguisse il cammino a Sud e, profittando dell’assenza di Ataulfo, trafugò il cadavere e l’intero tesoro proveniente dal tempio maledetto con l’aiuto di trenta dei guerrieri appartenenti alla guardia personale di Alarico per poi dileguarsi per sempre. Nessuno fece più ritorno.
Avvolsero il corpo in bende di lino deponendolo in una grotta nei pressi del fiume Busento. Dopo aver individuato la parte più stretta del rio, ai piedi di una rupe scoscesa, ne deviarono il corso provocando una frana. Fu la parte più facile, attesero che il letto del fiume si asciugasse, quindi trascinarono l’irrequieto cavallo di Alarico e gli aprirono la gola da un morso all’altro, attesero che finisse di scalciare, poi lo impalarono su di una picca ricavata da solido legno di pino. Legarono le estremità a dieci funi e dopo averlo calato in una fossa larga circa 20 passi e profonda dieci, tre uomini vi scavarono nel centro un’ulteriore buca, profonda abbastanza da poter sostenerne la base del sostegno. Quindi, una volta che il palo fu vicino al foro, tirarono le funi che trascinarono faticosamente il pesante fardello al centro del buco issandolo verso l’alto. Non si sarebbe dovuto notare nulla, dopo che la terra avesse ricoperto il tutto. Il palo fuoriusciva dal petto del cavallo costringendo la bestia ormai morta a levare le zampe inerti verso il cielo. Sembrava quasi si stesse impennando.
La vestizione di Alarico fu semplice. Garth ordinò che indossasse la corazza con cui era solito andare in battaglia, lo scudo rotondo nella mano sinistra, una lunga spada da cavalleria nella destra. Fissarono la macabra composizione con corde di cuoio mentre il cadavere fu unito al cavallo inchiodando i punti di contatto delle due armature. Il tesoro fu gettato nella fossa senza pensarci troppo, nessuno ebbe la tentazione di sottrarre nulla. Per quanto avidi potessero essere, quello era il tesoro di Alarico e, quel tesoro, era maledetto. La superstizione talora, fa più di mille guardiani.
Ricoprirono il tutto con estrema delicatezza badando a non colpire direttamente il cavaliere al centro della fossa.
Il lavoro più lungo, faticoso, duro, fu ripristinare il corso del Busento. Lavorarono alacremente per quindici giorni levando ogni singolo macigno e zolla di terra con estrema precisione. Quando la barriera fu divelta, il fiume riprese a scorrere sotto gli occhi sconsolati dei guerrieri.
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