«Garth …»
Il vecchio si fermò incredulo e, chiusa la porta alle sue spalle rimase impietrito ad osservare il guerriero incapace di dire una parola. Non era invecchiato neppure un inverno dall’ultima volta che l’aveva veduto. I capelli gli si rizzarono dritti su per la nuca mentre la pelle gli si increspava come quella di un pollo. Il freddo della sera divenne puro ghiaccio.
« Tu … sei morto.»
«Come tutti coloro che hai mandato nell’Annwn» (3). Te ne sono grato.
Gli occhi del vecchio saettarono impauriti dentro gli accessi più oscuri dell’ambiente, un guerriero cereo in volto, la gola tagliata si fece innanzi, dietro di lui, si aprirono sulle ali avanzando circa trenta spettri
Garth cadde sulle gambe coprendosi gli occhi col braccio buono. «Andate via, andate via.» I singhiozzi lo scuoterono inesorabilmente e la voce spezzata dal pianto si diffuse nell’aria.
La solida mano gli si posò sulla spalla e l’urlo reale, incontrollato, fece da eco al rombo di tuono di un solo battito del cuore prima.
Gretha, la copa, l’osservava con gli occhi carichi di compassione. «Ancora i tuoi incubi?» La dolce voce lo riscosse dal terrore in cui era caduto. «Niente, non è niente …» Riuscì a gracchiare ancora visibilmente scosso.
«Hai qualcosa d’asciutto?»
«Sì …»
La donna lo accompagnò fino al suo giaciglio e qui da una rozza sacca estrasse una lurida tunica. Dovresti darti una lavata. Il vecchio annuì senza riflettere. Non ascoltava le sue parole, lo sguardo fisso nel vuoto vicino la staccionata dove un puledrino succhiava il latte dalla madre e dove l’uomo continuava a fissarlo.
Vedi ancora qualcosa?
«No… nulla.»
Si levò gli stracci bagnati mettendo in evidenza il corpo segnato dalle cicatrici.
«Devi aver sofferto tu …»
«… non lasciarmi dormire solo questa notte, ti prego. Non lasciare che lui si avvicini ricordandomi il peccato.»
Gretha l’osservò circospetta.
«Mi basta solo che tu rimanga qui accanto a me, non voglio restare solo, te ne prego.»
« Sei un povero cavallo matto, povero Garth. Tornerò a darti un’occhiata appena avrò chiuso la locanda.»
La donna si accostò all’uscita mentre il vecchio, voltatosi su di un fianco, chiuse le palpebre … « Non … non importa, va meglio … adesso va meglio. Va meglio.»
La copa lo guardò compassionevole. «Ti mando una delle ragazze se proprio vuoi.»
L’uomo sghignazzò «No, no … va via, via.»
Sotto le palpebre Garth non vedeva più il buio, ma il fumo nero dei cadaveri bruciati a causa della pestilenza diffusa nella città sotto assedio. Non udiva più le domande della donna, ma le urla di trionfo dei guerrieri quando un gruppo di schiavi all’interno delle mura aprì loro la Porta Salaria. Cinquecentomila goti si riversarono come un fiume in piena in quella che un tempo fu la città immortale.
Alarico. Da quando aveva abbandonato le insegne legionarie e divenuto il loro capo aveva tentato di penetrare nell’Urbe altre due volte, ma in entrambi i casi fu respinto e sconfitto da quel che fu il suo solo amico e comandante: Stilicone (4), l’ultimo dei generali di Roma e fratello di spada.
Pianse lacrime furenti alla notizia della morte del condottiero, ucciso non in battaglia, ma sui gradini di una chiesa dopo che gli era stata promessa salva la vita. Onorio, imperatore romano d’occidente non meritava alcuna pietà.
Racconto scritto e inviato dal nostro COLlaboratore Pierlugi Curcio
(1) Copa: Ostessa
(2) Ario: 256-336 erasiarca del IV secolo.
(3) Annwn. Oltretomba celta, si ritiene che i Goti di Al arco discendessero dal ceppo celta e non germanico.
(4) Flavio Stilicone:359-408. magister militum
(5) Papa Innocenzo, sul soglio pontificio dal 401 al 417
(6) auguri: interpreti del volere divino
(7) feziali: sacerdoti usati per scopi militari ed interpellati durante le trattative di pace.
(8) vestali: sacerdotesse votate alla dea Vesta
(9) Tempio dei Dioscuri: dedicato ai greci Castore e PolluceNegli ambienti aperti nel podio erano conservati i pesi e le misure ufficiali e alcuni di essi erano utilizzati come "banche" o depositi.
(10) Brenno: a lui si deve il primo sacco di Roma nel 390 a.c.
(11) Bruzio: antico nome della Calabria
(12) Consentia: antico nome di Cosenza
(13) Sorella dell’imperatore Onorio, presa come ostaggio durante il sacco di Roma e successivamente, dopo la morte di Alarico, data in sposa al successore Ataulfo.