Cara Vannella,
“forte e cocciuta come la ginestra, amica dell’aspro e del brullo”, per usare le tue stesse parole, voglio esprimerti il mio affetto e la mia stima.
La tua voce sembra flebile ma dalla Calabria arriva fortissima a Roma per esprimere tutta la passione e tutto il coraggio d’una donna che non rinnega le proprie radici ma che decide giorno dopo giorno, tenacemente, fra mille rischi e pericoli, di non abbandonare la sua terra.
Vengo a te, per abbeverarmi alle radici antichissime e coltissime della tua famiglia così ricca di aneddoti e di storia; all’esempio del tuo impegno politico, sociale, culturale profuso anche per la tutela e la difesa delle donne. A te vengo come esempio di donna che combatte ogni forma d’ingiustizia anche a prezzo del sacrificio della propria persona.
Infine, è alla tua poesia, così intima e così nascosta, ma così vibrante, che vengo per ritrovare le mie emozioni più silenziose:
Mistero
M’abbaia sulla pelle
il mastino
del Mistero
non gaudioso.
Ho paura delle ceneri
che sperdono la vita
atomo d’Eterno.
Ti cerco
nella rabbia
dei perdenti,
nella gloria degli eroi
nei cieli di nessuno.
Barcollo..
..e Tu
sorridi di me
vagabonda di speranza.
A nome di tutti i Calabresi e di tutte le Calabresi “fuori”, lontani dalla Calabria, grazie di esserci.
Tanti cari auguri
Fausta |