Francesco Serratore vive e lavora a Lamezia Terme in provincia di Catanzaro ed ha il negozio-laboratorio che affaccia su una piazza, Piazza S. Giovanni, che possiede una grande tradizione di vasai. E’ un maestro artigiano che da molti anni si occupa di ricerca applicata alle tecniche figuline (il termine deriva dal latino figulus, che indica il vasaio che lavora l’argilla al tornio). L’idea che lo ispira è la ricerca e la personalizzazione delle antiche lavorazioni del periodo magnogreco: manipola l’argilla trasformandola direttamente in prodotto finito, poiché ritiene che sia importante lavorare la materia prima dall’inizio alla fine dei processi di fabbricazione.
“Non è possibile comprare un semilavorato e finire poi di trasformarlo: è necessario maneggiare le materie prime dall’inizio alla fine. Le argille scelte sono passate sulle forme realizzate al tornio quando ancora sono fresche in modo da poter legare bene, data la loro malleabilità. Dopo qualche giorno di asciugatura, s’inizia la lavorazione del graffito che è la nostra tecnica di decorazione. Per il nero utilizzo il manganese, come i Greci; per il rosso tipicamente calabrese e vicino a quello pompeiano magnogreco, preferisco le argille delle parti di Monterosso calabro; per il bianco, le argille migliori sono quelle di Squillace, San Floro e Santa Caterina sullo Ionio. Sono intransigente sulla scelta delle tecniche e dei materiali: solo terrecotte, né ceramiche, né porcellane”.
Mentre parla con entusiasmo e convinzione nel suo grazioso negozio, mi mostra appeso al muro un piatto con il disegno a graffito di una piccola papera.
“E’ realizzato proprio con le argille di Squillace, appartiene alla tradizione della ceramica di questa città, ma le origini sono musulmane e testimoniano una contaminazione culturale e religiosa. In Calabria non ci sono testi scritti di riferimento sulla ceramica come a Faeza: l’unica fonte è Donadone. Nicastro aveva una tradizione di ceramiche grazie ai famosi pignattari che utilizzavano materiali di Dipodi (vicino a Feroleto) o di Contrada Palazzo (a Nicastro), dove si trovava un’argilla carica di ossido di ferro che manteneva il colore rosso forte tipico della terracotta refrattaria da cui uscivano delle pentole che non si spaccavano mai. Qui, in questo quartiere ed in questa piazza, si trovavano le famiglie Giampà, Fusto, Catanzaro, che viveva di questa economia tanto da far studiare i figli all’Università, figli che oggi sono diventati dei professionisti. Anzi, alcuni rimpiangono di aver seguito studi superiori per essere poi costretti, per mancanza di lavoro, a lavorare, per esempio, come ragionieri in un’impresa. Produco molto con il laboratorio: il mio cliente tipico è l’architetto che ha bisogno di oggetti d’arredamento, per esempio queste lampade” e m’indica delle lampade lavorate su richiesta per il sentiero luminoso di un giardino di una villa “ma vendiamo pure servizi di tazzine o piatti per la tavola, centro tavola ecc. Però l’oggettistica non rappresenta un mercato su cui poter contare, e in ogni modo ha una rendita modesta, poiché la vendita è legata alla presenza saltuaria del passante che guarda la vetrina ed entra per acquistare ciò che ha visto in quel momento. Il cliente al quale mi affido è di un certo tipo, sceglie e seleziona: se cade il portafiori che ti sto mostrando, la perdita è di 75 euro: arte povera per i ricchi, insomma. Le decorazioni, interamente graffite a mano libera, sono anch’esse d’ispirazione magnogreca: per esempio le ondine. I motivi tipicamente popolari si ritrovano in tutte le culture e sono quelli geometrici, come, per esempio, il triangolo che ricorre anche nella cultura giapponese. Per alcuni motivi ci siamo ispirati ai damaschi delle stoffe."
“Figulus” si occupa anche di formazione, ma significa soprattutto mantenere un’idea, quella che era una tradizione di Lamezia Terme. Esiste una territorialità che ha delle tradizioni anche se interpretate in modo molto contemporaneo.
"Non ho rivenditori in altre regioni o Nazioni: l’idea funziona finché si mantiene salda così com’è e nel luogo di origine. Artisti decoratori ce ne sono tanti, preparati dagli istituti d’arte, dalle Accademie ma nel momento in cui si smetterà di lavorare al tornio, non ci saranno più figulini. Inoltre, è preferibile lavorare su un valore aggiunto: chi è interessato venga sul posto e potrà godersi anche la città. Ci stiamo battendo per una migliore viabilità, per la sistemazione della piazza S. Giovanni; nel giro di questi ultimi dieci anni sono arrivati un artigiano orafo, un ristoratore che propone cucina tipica, una ragazza che fa découpage ed un’altra con una vetreria artistica: abbiamo intenzione di creare un polo turistico, un circuito che comprenderà la visita al Castello di Federico II, alla Casa del libro antico ecc”.
Osservando gli scaffali del negozio, dove sono esposti oggetti di tutti i tipi, “Che cos’è?” domando a Salvatore, indicando uno strano soprammobile.
“E’ un centrotavola - un incensiere - formato da un pezzo intero (non si tratta di parti staccate e montate), forgiato a quattro dita. Poi c’è la forma del gabbacumpari chiamata così perché, quando il compare si rinfrescava dal caldo bevendo dalla brocca, era ingannato: bisognava tappare un buco e succhiare per far salire l’acqua. Organizzo corsi tutto l’anno per adulti di pomeriggio o con la formula “fai da te” che offre l’opportunità di una presenza libera anche se legata alla quantità di due ore la settimana, per avere la possibilità di seguire il ciclo biologico di lavorazione. Il modulo dura un mese, tempo sufficiente per fabbricare oggetti che si portano poi a casa. Ho organizzato corsi all’estero, alle Università svizzere di Losanna e Neuchâtel, in alcune scuole medie e superiori del cantone francese in Svizzera. Abbiamo portato un valore aggiunto con la nostra tradizione magnogreca in un paese che è di cultura medievale”.
Salvatore sa e vuole dare dignità agli oggetti e al lavoro degli artigiani. |