Numerosi sono stati i codici sequestrati e/o rinvenuti nei covi della ‘ndrangheta. Ragione
per la quale vi è eterogeneità di vedute sulle norme di vita della ‘ndrangheta.
Il primo venne trovato in San Luca (RC) dal maresciallo dei carabinieri Giuseppe
Delfino, detto “massaru Peppe” e comandante della Stazione Carabinieri di Platì, in
occasione della cattura di un latitante in una caverna di montagna.
Gli altri quindici (circa) negli anni a venire fino ai nostri giorni sono stati sequestrati o
rinvenuti, nel corso di operazioni di polizia, dalle forze dell’ordine in svariate zone della
Calabria.
Dallo studio di detti documenti sono emersi alcuni caratteri che di seguito verranno
descritti e che distinguono il consesso crimonale di cui si scrive dagli altri.
La differenza fondamentale tra la ‘ndrangheta e le altre organizzazioni criminali sino ad
ora esaminate consiste nel fatto che in seno ad essa assume determinante rilievo la zona
geografica dove la cosca o la ‘ndrina opera.
Infatti se per la mafia e la camorra i luoghi geograficamente intesi erano un elemento di
minima differenziazione esistendo delle regole unitarie comuni a tutti, per la ‘ndrangheta
essi rappresentano il fondamento dell'organizzazione.
Il vincolo di sangue è il solo legame che unisce gli appartenti alla ‘ndrangheta.
I valori e le tradizioni della famiglia intesa nel senso comune del termine sono i capisaldi
del consesso e la donna ne è la naturale depositaria.
Il suo ruolo assume una fondamentale importanza nei molteplici campi
dell’organizzazione.
|