E’ davvero grande la preoccupazione per la salute e l’ambiente della Calabria. Non bastava sapere di una regione diventata spazzatura di rifiuti tossici. Adesso c’è una notizia che se confermata sarebbe davvero grave.
A Paola, sul Tirreno cosentino, a metà strada fra Cetraro (dove è stato trovato il relitto della Cunsky) e Amantea, (dove è stata arenata la Jolly Rosso), su oltre dodici mila pazienti la percentuale di giovani ammalati di tumore è quattro volte superiore alla media nazionale. Una notizia riportata anche dal quotidiano Repubblica che raccoglie l’indagine effettuata dal dottor Cosimo De Matteis, in cui emerge come negli ultimi dieci anni, a Paola, siano aumentati i giovani ammalati di cancro.
Insomma l’aumento di tumori nei ragazzi si sarebbe riscontrato proprio in concomitanza con l’arenamento delle navi negli abissi del Tirreno cosentino. Il medico cosentino, infatti, allarmato dai decessi dei suoi pazienti ha incrociato le cartelle di otto medici di base che contano 241 malati di tumore. Quello che vorrebbe De Matteis, a questo punto, è un’indagine a larga scala coinvolgendo anche gli altri paesi della costa.
Vediamo i dati. Secondo la statistica stilata dal medico, nella fascia di età compresa fra i 30 e i 34 anni i giovani si ammalerebbero con una media pari a 2.90 percento rispetto alla media nazionale che è allo 0.74. <Quello che ci vorrebbe>, secondo il dottor De Matteis, <sarebbe il potenziamento degli strumenti diagnostici e del personale per fare una buona prevenzione>. Anche la senatrice, Antonella Bruno Ganeri, due volte sindaco di Paola, colpita duramente dalla perdita di due figli giovanissimi, entrambi in seguito a tumori, ha chiesto <il Governo centrale deve muoversi, in Calabria c’è un disastro ambientale. Perché i rifiuti tossici sono stati buttati nella nostra regione?>.
A questi interrogativi, dunque, è chiamato a rispondere lo Stato. In aggiunta a questo, altro preoccupante problema è quello emerso durante la recente Conferenza mondiale sull’amianto, tenuta a Taormina, in cui il Dipartimento provinciale di Vibo insieme all’Arpacal hanno presentato un documento in cui si evincono i rischi derivanti dalla presenza di amianto nel settore automobilistico.
In particolare si parla di 8 milioni di automobili in circolazione, commercializzate o riparate negli anni’90, che secondo la stima dell’Aci, potrebbero avere componenti di amianto che se disperso nell’ambiente comporterebbe rischi gravi per la salute di ognuno. Insomma i calabresi hanno diritto a una risposta sull’inquinamento causato dall’utilizzo di materiali dannosi, da rifiuti tossici fatti arenare nel nostro mare e dell’incidenza che tutto questo scempio può comportare per la salute e la vita dell’intera popolazione.
di Angela Mendicino