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A partire dal diciannovesimo secolo, la Francia fu, dopo gli Stati Uniti e l’Argentina, la destinazione preferita dagli italiani.
Il boom delle partenze si verificò specialmente durante la Prima Guerra Mondiale: nel 1914, infatti, era preponderante la richiesta di operai – anche non qualificati – che fossero disposti a lavorare nei campi o nelle fabbriche d’armi. Lo sfruttamento di manodopera italiana serviva, ai datori di lavoro nazionali, come pretesto per ridurre le pretese degli operai francesi, che abbandonavano i lavori ingrati e mal pagati e ottenevano la riduzione legale della durata del lavoro. Gli italiani, reclutati negli oliveti dell’Italia del sud, venivano assunti con contratti truffa e potevano essere licenziati senza problemi. |
I nostri connazionali che si muovevano verso la Francia erano soprattutto giovani disoccupati o persone in fuga dalla repressione fascista: i primi si muovevano carichi della speranza di poter vivere in un Paese in cui varia era l’offerta di lavoro e alti erano i salari; i secondi ripiegavano verso la Francia non potendo, essi, raggiungere la frontiera statunitense.
Oltre alle partenze spontanee, esisteva, poi, un’emigrazione sanzionata da accordi ufficiali: il trattato di lavoro franco-italiano (1919) stabiliva, infatti, che il governo italiano e quello francese indicassero il numero dei lavoratori necessari per ogni categoria professionale e le liste dei lavoratori candidati alla partenza.
Solo nel 1927 il regime fascista vietò definitivamente l’emigrazione; tale misura si rivelò, tuttavia, inutile in quanto gli italiani continuarono a raggiungere la Francia clandestinamente, con il pretesto di un pellegrinaggio a Lourdes o attraversando sentieri di montagna non custoditi e pericolosi.
La vita quotidiana degli emigrati era fatta molto spesso di solitudine, di paura, di fatica, di smarrimento e di alloggi precari. I primi emigrati, una volta sistemati, facevano arrivare parenti o concittadini che potevano essere assunti nello stessa impresa; in questo modo si venivano a costituire vere e proprie catene migratorie che creavano una sorta di gemellaggio tra una piccola città italiana e un piccolo comune o il quartiere di una grande città francese.
Inizialmente ben accolti dalla popolazione locale, in seguito alla caduta della Terza Repubblica (1871) gli italiani furono oggetto di forte violenza xenofoba. Il culmine delle ostilità si ebbe con la strage di Aigues-Mortes nel 1893.
Le regioni francesi verso cui affluiva il maggior numero di italiani erano quelle di frontiera, più vicine all’Italia; tra queste Isère ,dove la città principale, Grenoble, offriva possibilità di lavoro nelle varie industrie dei minerali, del legno, del tessile, delle pelli. |