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Molti durante queste passeggiate nel passato si chiedevano se emigrare era stata la scelta giusta, dimenticando gli stenti, le difficoltà economiche della loro vita prima dell’emigrazione e le motivazioni che li avevano spinti a questa decisione.
Se da un lato quindi l’emigrazione comportava in linea di massima, per i diretti interessati, un miglioramento delle condizioni economiche e professionali, dall’altro produceva un regresso da un punto di vista sociale, determinato dal conflitto culturale con cui l’emigrato si trovava a convivere sia nel Paese di emigrazione sia quando tornava in Italia. |
Come affermava Winnicott l’emigrazione è la interruzione della continuità dell’esistenza.
Il distacco dal proprio paese infatti, può avere una duplice conseguenza a livello psicologico: esso può costituire uno shock culturale oppure mostrare grandi capacità di adattamento. L’immigrato in terra straniera diventa anche straniero a se stesso in quanto solitudine, isolamento ed estraneità diventano momenti di vera e propria crisi di identità. Gli atteggiamenti con cui l’emigrato affronta l’allontanamento sono la nostalgia e l’idealizzazione del suo vecchio mondo.
La verità è fatta di più facce. Sfumature
Esiste un triste parallelo tra quello di cui accusiamo noi oggi gli emigrati che sbarcano sulle nostre coste con quello che veniva rinfacciato a noi. Un triste ricorso storico. Come loro vivono in tuguri lo facevamo anche noi; se loro vendono le donne, le abbiamo vendute anche noi; se rubano il lavoro ai nostri disoccupati, in passato ne siamo stati accusati anche noi. |