A Carnevale gli uomini si abbuffavano con la carne di maiale
FEBBRAIO. Una festa attesa dagli abitanti di questo paesello, specie nei tempi antichi, era il Carnevale; l'ultimo dei tre giorni di Carnevale era la vera festa, come in effetti ancora oggi è in uso, e in prospettiva del digiuno di Quaresima, la tavola veniva e viene abbondantemente addobbata… dai dolci come le chiacchere alla pasta ripiena o sagna o meglio detta la lagana (lasagna) fatta in casa, con o senza uova, a seconda delle disponibilità economiche, ma rigorosamente riempita con carne di maiale e formaggio pecorino; negli anni addietro, il pomeriggio si teneva una specie di processione durante la quale i paesani mascherati portavano in giro su una barella il Re Carnevale e girandolo per tutto il paese ne piangevano la sua morte; egli, nell'immaginario popolare, si riteneva morto "abbuffàto", cioè morto proprio perché aveva mangiato troppo. Contemporaneamente, alcuni uomini che seguivano la processione tenevano in mano uno spitu (spiedo) sul quale le donne, affacciate agli usci di casa, infilavano le salsicce; ritornata alla piazza, suo punto di partenza, la processione bruciava il re Carnevale. Finita la processione gli uomini portavano ognuno il loro spitu stracolmo di roba di maiale in cantina, e lì si abbuffavano e si ubriacavano in allegria.
APRILE. La Quaresima era periodo di magra, scandito da digiuni, soprattutto di carne; nella serata del Giovedì Santo viene effettuata la rappresentazione dell'Ultima Cena: dodici uomini, i più poveri del paese, personificano gli Apostoli. Il celebrante, dopo la lavanda dei piedi, offre ad ognuno di loro "u tortanu" o "muccellatu" (pane dalla forma arrotolata) e del vino; il restante pane benedetto sarà distribuito tra i presenti in segno di devozione ed a ricordo della funzione sacra. Alla fine della cerimonia la chiesa si svuota e ognuno in cuor suo addolorato ritorna a casa e consuma un pranzo solo a base di verdure selvatiche . La mattina del Venerdì Santo si preparano i tradizionali dolci o pani pasquali, cuzzupe, che saranno benedetti e consumati nei giorni seguenti.
AGOSTO. In Agosto è tradizione a Serra Pedace, festeggiare S. Donato; per questa occasione il piatto tipico è la coccìa: si mette a bagno per alcuni giorni, successivamente si scola e si mette a bollire per ore in acqua nella quale si versano le carni di capra, tagliate a grossi dadi. A cottura avvenuta, si inforna a fuoco lento.
DICEMBRE. La prima festività del mese di dicembre è quella dell'Immacolata concezione, un tempo venerata in modo particolare; il 7 vigilia, ognuno dava vita ad un mini cenone pre-natalizio, sempre con la coccìa. Un preparato natalizio benaugurale, un tempo era il pane di Natale; Il 24 dicembre, da sempre, vede un gran da fare in tutte le cucine per preparare la pasta con la mollica di pane abbrustolita e condita con alici, il baccalà, i broccoli preparati in modi diversi; il 25 dicembre sulle tavole o brodo con i tagliolini o fusilli con ragù di carne; per secondo gallo oppure capretto e quanto era avanzato dal cenone.