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San Giovanni in Fiore
La sagra del maiale prevedeva la preparazione delle frittule
La sagra del maiale prevedeva la preparazione delle frittule
GENNAIO. Tra le prime feste dell'anno troviamo la Sagra del Maiale, per lo più in Gennaio: essa consisteva in banchetti privati fatti la sera dell'uccisione del maiale, nelle case dove ciò avveniva. Questo banchetto univa tutti i parenti: si tagliava la carne del collo del maiale e si faceva con essa il soffritto; questo, una volta cotto, faceva da condimento alla pasta grossa (zitoni); il giorno dopo si facevano le frittule , altra occasione per riunirsi e far festa. Tutto ciò ancora oggi è in uso.
MARZO. Per la Festa di San Giuseppe, il 19 marzo, tradizionalmente si preparavano le tagliatelle con i ceci e si invitavano a pranzo bambini e bambine, soprattutto bambine - che difatti venivano chiamate "le verginelle" - in veste tipica di prima comunione. A Pasqua ancora oggi, si usa preparare il muccellatu, pane a forma di ciambella . Il pranzo di Pasqua e Pasquetta è da sempre a base di lasagne ed agnello.

AGOSTO. A Ferragosto, a San Giovanni in Fiore, ancora oggi si è soliti partire tre o quattro giorni prima del quindici e stanziare al Germano, per stare tutti insieme a contatto con la natura, cucinando sotto gli alberi la carne fresca di animali uccisi per l'occasione.

SETTEMBRE. A fine settembre è tradizione la raccolta delle patate, che dà ai pastori l'epiteto di "patatari"; piatto tipico del luogo è "surache, patate e cavuli", ossia fagioli, patate e cavolo cappuccio.

OTTOBRE. A fine ottobre sono diffuse le vendemmie: in tempi passati, il giorno in cui esse avevano inizio, si invitavano a parteciparvi tutti i parenti. Del vino ricavato, quando non è proprio ottimo, i sangiovannesi sfruttano da sempre il distillato per farne il liquore tipico, la "paisanella".

DICEMBRE.
L'8 dicembre, giorno dell'Immacolata, è tradizione preparare i "fritti", ossia i cullurielli; ma i fritti non sono solo una tradizione natalizia; è tradizione prepararne anche per onorare le messe ai morti: in questa occasione vengono fatti sia salati che dolci, passati cioè nello zucchero, e vengono serviti con liquori di vario tipo la terza sera del lutto, dopo aver finito di recitare il rosario. Per la Vigilia di Natale e per Capodanno si era soliti preparare, ad ogni incrocio di strada, falò grandissimi: essi avevano funzione di raccoglimento. Ancora oggi questo rito rimane tra i sangiovannesi e il falò più bello è premiato da una giuria. Dolce tipico di Natale è la pitta mpigliata : essa consiste in una sfoglia, simile a quella dei torroni, aromatizzata con zucchero, olio, un cocktail di liquori misti, cannella, garofano e buccia d'arancia essiccata. Per la preparazione si stende la sfoglia, raddrizzandola e si ci spolvera lo zucchero: sopra ci si aggiunge uva passa, noci e mandorle tritate. Sempre a Natale le massaie di San Giovanni in Fiore erano e sono impegnate alla preparazione dei turdilli e dei mustazzuoli.



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