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A dicembre era uso preparare le fritture |
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FEBBRAIO. Il Carnevale era il giorno in cui veniva perdonata ogni cosa: parole d'ordine erano lo scherzo, la beffa… per questo i giovanotti usavano bussare ad ogni porta e cantare la "strina", ossia rime baciate e scherzose per tutti, che essi stessi componevano per l'occasione al fine di guadagnare ricompense in vino, soppressate e salame di vario genere. Per il martedì grasso erano di rigore i maccarruni, ossia i maccheroni, conditi col sugo di salsiccia.
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APRILE. Per la Pasqua era ed è tradizione preparare la frittata con salsiccia, uova, ricotta fresca e ricotta rassodata fatta a cubetti e tagliuzzata. Non mancano sulle tavole: dolcissimi buccunotti, biscotti di pasta dolce conditi con marmellata, generalmente di forma rotonda o ovale; u tortanu, cioè pane abbellito da uova sode e intrecciato; il cuculicchio, biscotto adornato da un uovo sodo, donato generalmente ai bambini e alle persone che avevano avuto un lutto in casa.
AGOSTO. Il Patrono di Rose è San Lorenzo Martire, festeggiato il 10 agosto. Piatto tipico di questa ricorrenza, molto sentita dai fedeli del paese - i quali scorgono nella pioggia di stelle, che si verifica durante la notte, le lacrime stesse del cielo per la triste morte del santo - sono le milungiane chijne, ossia le melanzane ripiene, preparate sia nella casa del povero che in quella del ricco. Oltre alle milungiane chijne possiamo trovare ancora, sulle tavole imbandite, peperoni ripieni e zucche ripiene di pane grattugiato, carne tritata, spezie e sugo di pomodoro, il tutto cotto al forno. Non manca poi, su nessuna tavola, per augurio, l'anguria rossa. Piatto tipico di questa ricorrenza, molto sentita dai fedeli del paese - i quali scorgono nella pioggia di stelle, che si verifica durante la notte, le lacrime stesse del cielo per la triste morte del santo - sono le milungiane chijne, ossia le melanzane ripiene, preparate sia nella casa del povero che in quella del ricco. Oltre alle milungiane chijne possiamo trovare ancora, sulle tavole imbandite, peperoni ripieni e zucche ripiene di pane grattugiato, carne tritata, spezie e sugo di pomodoro, il tutto cotto al forno. Non manca poi, su nessuna tavola, per augurio, l'anguria rossa.
DICEMBRE. Prima del Natale, dal 20 al 23 dicembre, era tradizione preparare le fritture: i cosiddetti pittulilli, ciambelle salate prodotte in gran quantità presso ogni casa; le prime venivano portate, per rispetto, ai vicini di casa e alle famiglie in lutto. Natale portava su ogni tavola la pasta cu ra muddrica e con la sarda spezzettata e il pomodoro. Non mancavano, poi, il baccalà fritto in umido, i lupini, le pere conservate, il torrone di Bagnara e l'insalata di cappuccio con olio e aceto. Vi era la preparazione di molti rustici casalinghi, e del pane di Natale "a cucchiaiata", di forma rotonda e con disegni di simboli mistici, che viene posato al centro della tavola, ove rimarrà per tutta la durata della festività . Venivano preparati molti dolci tipici: le cassatelle fatte con la mostarda o con l'uva; l'mpigliulata, ossia una sfoglia arrotolata e condita a strati con miele, noci, frutta candita, cotta al forno; le scalille , dolci di pasta o di pane, bolliti nel miele di fichi; infine ru crustu, gnocchi di grandi dimensioni, di pasta addolcita con vino e miele. |