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Carne tipica della festività pasquale è l'agnello |
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GENNAIO. Nel mese di Gennaio, come in ogni paese silano, vige il rito della maialatura Tipica del mese di Gennaio è la preparazione della scirubbetta, una granita fatta con la neve e il mosto cotto per la gioia dei bambini.
FEBBRAIO. A Carnevale abbiamo le chiacchere e i crustuli; i crustuli sono frittelle fatte con farina, acqua, olio, vino bianco e vermouth o zibibbo, cavati di sbieco sulla crustulara - pezzo di legno lavorato - e fritti. La Domenica di Carnevale c'è la pasta al forno (i ziti) con le polpettine o a sagna, lasagna fatta in casa ripiena con uova sode, caciocavallo, polpettine di carne e formaggio. Il Lunedì di Carnevale c'è da sempre l'usanza del bollito di nduglia o di purmunara (specie di salsiccia fatta con gli avanzi della carne di maiale). Il Martedì di Carnevale a Campana, sin dai tempi antichi, si prepara il pollo ripieno delle proprie interiora e di mollica di pane, formaggio, uova e spezie.
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MARZO. Il 19 marzo, a San Giuseppe, c'è il "pranzo votivo delle verginelle": sette - o multipli di sette - maschi, se il festeggiamento come in questo caso è in onore di un santo maschio, o femmine, se si tratta di una santa o della Madonna, vengono invitati a pranzo, che tradizionalmente consiste in maccarruni e ciciari o maccarruni e sbraca cioè tagliolini con ceci o con fagioli secchi. A Campana è tradizione, da sempre, a Pasqua, preparare come dolci e cullure e i purcellati. I purcellati erano una specie di pane salato, sempre circolare e chiuso alla fine con una forma che ricorda due mani incrociate: il Giovedì Santo, durante la cerimonia della lavanda ai piedi, ciascun apostolo ne portava uno. Il Venerdì Santo pasto tipico della zona, sin dai tempi antichi, sono le cipuddizze scaldate e poi passate in padella con olio, aceto e pepe rosso e aglio. Mentre per la Domenica di Pasqua l'usanza vuole da sempre l'agnello sulle tavole dei paesani di Campana, il Lunedì di Pasqua c'è la frittata con salsiccia e ricotta, o con asparagi o con vitarve (erba tipo la menta) accompagnata dalla suppressata (soppressata) vecchia; il 1° maggio tradizionalmente si appendeva, infatti, sulle porte di tutte le case, un ramoscello di una pianta particolare - simile alla ginestra ma, a differenza di questa, piena di spine - denominata "spina-santa" (Lycium Europaeum); in questo giorno, non mancavano nelle case i saporitissimi fichi secchi, che venivano allegramente consumati: tutto ciò in onore di San Paolo, al quale il popolo chiedeva, proprio in quell'occasione, di allontanare le serpi dai raccolti.
GIUGNO. Il 7 e 8 giugno (Fiera della Ronza) vedono come piatto tipico il misto di trippa di capretto e di agnello, legate con gli intestini, cotte col pepe rosso e le patate tagliate a spicchi grandi; un tempo tale piatto veniva offerto a tutti i partecipanti della fiera. Per la festa di S. Antonio, 12 e 13 giugno, c'è l'usanza votiva "du maju", una specie di palma pasquale, però molto più grande, adornata con mustazzuoli (mostaccioli) - impastati semplicemente con miele e farina - viscuotti (taralli con anice) e scalille.
AGOSTO. Il 15 agosto gli abitanti di Campana hanno in uso la preparazione della capra vecchia, bollita con acqua, sale, alloro e pepe nero.
SETTEMBRE. Con il sopraggiungere della stagione autunnale, già negli ultimi giorni del mese di Settembre, è da sempre tradizione preparare e gustare le crocette, dolci saporitissimi fatti con i fichi secchi.
NOVEMBRE. A Novembre periodo di castagne, i dolci frutti vengono infornati ed, insieme con le caldarroste, sono offerti nel periodo dei morti; verso la fine del mese, nei tempi passati, si preparavano le pitte aime fatte con acqua, farina ed un po' di sale.
DICEMBRE. Il 13 dicembre, festa di S. Lucia, è usanza da sempre la preparazione della cuccìa dolce fatta solo col grano e mosto cotto. A Natale tipici sono i dolci di Campana; e così abbiamo i crustuli, frittelle ripiene con noci, uva passa, miele, poco mosto cotto, una mela e cannella; poi i torroni, fatti solo di impasto di mandorle, miele, zucchero, e ornati coi diavoletti; infine i cullurielli dolci, a forma di ciambelline, preparati con farina e uova, fritti e passati nello zucchero. Il pranzo di Natale vede ovunque il capretto. Nei tempi antichi, il 31 dicembre, si facevano i cullurielli e l'usanza voleva che fossero portati, da chi li aveva preparati, alle persone che erano a lutto e che sicuramente non avrebbero festeggiato. |