L'utilizzazione e la valorizzazione di questo grande patrimonio, e di tutte le altre georisorse (litominerarie agricole, idriche, energetiche, e geositi), sono stati finora impediti dall'incapacità dei governi nazionali e regionali di attuare una politica di organico approvvigionamento e di razionale utilizzazione delle materie prime minerarie. Incapacità e responsabilità che si è tentato di nascondere attribuendo la grave crisi della Calabria all’assenza di risorse naturali.
Alla consapevolezza di come non sia la natura, in particolare quella geologica, ad essere sfavorevole e causa dei mali della Calabria, deve accompagnarsi la capacità di porre il territorio e le sue risorse come pietre miliari della politica di sviluppo della società calabrese e, in particolare, del “percorso per uno sviluppo strutturale sostenibile e autopropulsivo”.
A tal fine servono programmi e ed interventi anche di nessun costo economico come, ad esempio: il varo di una legge regionale che disciplini ed incentivi l’attività di ricerca e coltivazione sostenibile delle Cave e Torbiere, per come già da decenni è stato fatto nelle altre regioni d’Italia; la definizione da parte del Governo nazionale di idonei indirizzi della politica nazionale nel settore minerario per come previsto dalla legge 752/1982 (Norme di attuazione della politica Mineraria). Interventi che non possono ancora essere rinviati anche perché, invece di essere costretti ad andare a scavare nelle miniere del nordeuropa e delle Americhe, i giovani disoccupati calabresi vogliono e devono trovare lavoro nella propria regione non meno ricca di minerali di quei paesi nei quali le passate generazioni sono state costrette ad emigrare.