Questi dati dimostrano dunque come quello attuale rappresenti uno dei periodi di minore utilizzazione delle risorse minerarie disponibili. Il salgemma del Crotonese, il quarzo di Serra S. Bruno ed i feldespati del Vibonese, costituiscono i pochi e più significativi esempi di giacimenti minerari attualmente utilizzati, e neanche pienamente, nella regione.
Mentre si registra il minimo dell'attività estrattiva, paradossalmente, i risultati di ricerche eseguite nel biennio '80-'81 con moderne tecniche d'indagine dalla RIMIM dell'ENI, oltre a confermare l'esistenza dei giacimenti già noti, hanno permesso l'individuazione di nuove aree di grande interesse geominerario su tutto il territorio della regione. Nel settore settentrionale, ad esempio, zone di grande interesse sono risultate quelle di Normanno-Verbicaro-Sangineto per una superficie di 352 km2, dove è stata rilevata la presenza di piombo, bario, rame, tungsteno ed altri minerali utili.
Nel settore centrale è stata individuata un’area di 50 km2 (zona Catanzaro-Nocera-Amantea) con accumulo di vari minerali tra cui mercurio, stagno berillio, molibdeno. E, nel settore meridionale sia sull’Aspromonte che nella zona Stilo-Bivongi-Mammola, oltre ai minerali sopracitati per la zona centrale, le ricerche hanno accertato la presenza di altri minerali quali tormalina, ferro arsenico, uranio.
Se si considera che quelli sopra citati sono solo alcuni degli accumuli di minerari metallici d'interesse economico ed industriale di individuati e che molto più lungo è l'elenco dei cospicui giacimenti non metallici presenti nella regione, si ha l'idea del grande patrimonio di risorse minerarie disponibili in Calabria. |