Invece di assicurare il massimo di trasparenza all’acqua ed ai dati, in Calabria, sui problemi del mare si confermano inefficienze ed inadempienze evidenziate nelle due relazioni della Corte dei Conti come: a) “nessuna puntuale informazione alla popolazione, alle imprese, alla comunità scientifica è stata fornita dalle autorità..”. b) “...il mare non è stato sinora considerato una risorsa ma una discarica che tutti possono utilizzare pur di risparmiare soldi pubblici e privati.” c) “..che la protezione dell’ambiente e della salute collettiva impongono alle amministrazioni pubbliche di ridurre l’inquinamento delle acque di balneazione e di preservare queste ultime da un deterioramento ulteriore: attraverso una serie di politiche pubbliche finalizzate al raggiungimento di obiettivi immediati quali il miglioramento della qualità misurato attraverso prelievi, ma anche attraverso obiettivi di programmazione e di interventi infrastrutturali più articolati e complessi (costruzione di reti fognarie ed impianti di depurazione, programmazione della gestione dei rifiuti e del ciclo delle acque, previsione di divieti e prescrizioni amministrative).”
La rilevanza, anche a livello nazionale, delle questioni poste dai dati sopra accennati, appare ancora più evidente se si considerano l’entità e la specificità del patrimonio costiero a rischio. Entità e specificità ignorate spesso da chi istituzionalmente preposto alla tutela e valorizzazione dello stesso patrimonio costiero.
Pertanto, e ad ogni livello di responsabilità, occorrono segnali forti di cambiamento rispetto al passato con interventi di risanamento e fatti immediati. Gli attesi segnali di novità o il
perpetuarsi delle inadempienze emergeranno comunque nei prossimi mesi quando i calabresi verificheranno sia le condizioni dei mari che l’operato:
- del governo nazionale sia nell’impiego delle risorse, come ad esempio, dei 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 per l’attuazione di programmi annuali di interventi per la difesa del mare (Convenzione di Barcellona del 1976), sia nella tempestiva e regolare pubblicazione dei Rapporti annuali sullo stato di salute dei mari;
- del governo e del consiglio regionale nel dotare la Calabria di adeguati mezzi economici e legislativi per il risanamento dei mari e coerenti alle decisioni della CRPM (Conferenza delle regioni periferiche marittime d’Europa) alla quale la Giunta, nei giorni scorsi, ha deliberato l’adesione per il 2007, (si pensi ad esempio alle norme salva coste come già fatto dalla regione Sardegna ed all’Assessorato al Mediterraneo istituito dalla regione Puglia);
- del Parlamento italiano per l’applicazione sia delle direttive della Comunità Europea sia delle decisioni della 26° Commissione CRPM per “ottimizzare la qualità della vita nelle regioni costiere” in considerazione del fatto che le “regioni costiere esercitano una crescente attrattiva sulla popolazione” e, quindi, “è necessario pianificare gli interventi in tali aree, tenendo conto, tra l’altro, dei rischi legati alla sicurezza, quali catastrofi naturali o minacce di origine umana”. |
Sull’entità di spiagge disponibili va considerato che la Calabria, senza la parte vietata (circa 100 Km), attualmente offre più del 20 % dell’intera disponibilità di spiagge balneabili dell’intera Penisola italiana.
La lunghezza delle spiagge balenabili della Calabria è superiore a quella complessiva delle sette regioni Friuli, Veneto Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, bagnate dell’Adriatico e Jonio .
In pratica, la sola provincia di Cosenza dispone di una quantità di Km di spiagge balneabili superiore a quella che possono offrire insieme tre regioni come il Veneto, la Basilicata e le Marche. E così la provincia di Reggio Calabria da sola dispone di una quantità di spiagge di molto superiore a quella che dispongono insieme la regione Emilia Romagna ed il Friuli Venezia Giulia.
Ma c’è di più. La specificità ed i dati esistenti sulle rocce bagnate dai mari calabresi rendono il patrimonio costiero della regione unico in tutto il Mediterraneo. |