La Bagnarota era anche impegnata in lavori solitamente maschili: aiutava il marito a cucire le reti
da pesca, oppure a tirare la barca sulla spiaggia per metterla al riparo da imprevedibili tempeste.
Interessante era osservare il trasporto del pesce spada dalla spiaggia fino allo spaccio o alla stazione
ferroviaria, da dove poi venivano spediti (il treno sarà il primo mezzo di locomozione di cui si
serviranno per vendere il pesce nei paesi vicini ).
Dopo aver adagiato il grosso pesce su una tavola, (spesso superava il quintale di peso), due uomini
lo sollevavano sulla testa della Bagnarota, che protetta dalla curuna, s’incamminava verso la
destinazione prefissata. |
Ancora un esempio dell’impegno di queste infaticabili donne, lo troviamo allorquando i loro uomini
tornando dalla pesca, trovavano loro pronte ad aiutarli nel tiraggio delle reti, soprattutto quando
veniva effettuata la pesca a strascico, dove le grandi reti venivano tirate dalla riva.
Così come interessante era vedere il marito della Bagnarota, che dopo una giornata di duro lavoro,
stava in disparte ad osservare la moglie trattare con decisione col rigattiere.
Spesso si vedeva contrattare due donne, di cui una cercava di comprare a buon mercato mentre
l’altra di rimando valorizzava il suo pescato per ricavarne un maggiore guadagno.
La fine naturale di tutto questo la si assiste già nei primi anni settanta, quando in seguito alla
progressiva evoluzione delle nuove tecnologie, l’operosità di queste donne fu sconfitta, così come
sconfitte furono le loro gerle, dai veloci mezzi di trasporto di gran lunga più capienti. |
Centro costiero probabilmente fondato da coloni greci, Amantea era già durante le invasioni
normanna e sveva, una rinomata città di mare. A conferma di questa vocazione, esistono documenti
del 1416, dove i regnanti dell’epoca, emanarono proprio in quella data il privilegio agli amanteani
di esentarli dalle prestazioni fiscali per premiare la loro fedeltà alla corona ed onorare le vittoriose
lotte che essi affrontarono per via terra e per via mare.
Gli amanteani, fin dalla dominazione saracena avevano, da essi stessi, appreso le redditizie tecniche
nel settore della pesca e nel XV secolo Amantea crebbe in traffici navali e in scambi mercantili con
Messina e con altri porti del Mezzogiorno.
Durante la dominazione spagnola, il cui malgoverno fece piombare il Regno di Napoli in una grave
crisi socioeconomica, anche le attività marinare vennero soffocate, tanto che in Amantea solo due
erano le imbarcazioni che svolgevano attività di pesca.
I primi concreti interventi, mirati all’incremento della pesca e della navigazione, si ebbero con
l’instaurarsi dei primi governi unitari; Amantea così, divenne un’importante centro marinaro con
uno scalo stabile e un ufficio doganale preposto a riscuotere i dazi e a verificare il passaggio delle
merci. Sempre in quest’epoca, si comincia a delineare lo sviluppo dell’abitato sulla pianura
costiera, le cui case venivano costruite lungo una direttrice che conduceva al mare e per questo
chiamata “a via d’i marinari”.
Come tutte le marinerie, anche quella di Amantea ebbe un considerevole popolamento per effetto
dello spostamento degli abitanti dal nucleo antico (in tutti i centri calabresi costieri il fenomeno si
accentuò nel tempo, soprattutto per la domanda di pesce fresco che cresceva presso i ceti più
abbienti).
La pesca veniva effettuata utilizzando varie tecniche, alcune come: “’a minaita”, “’a sciabica”, “’a
tartana”, “’u palanghistru” di chiara discendenza araba, e ben presto divenne insieme alle altre realtà
produttive, l’attività economica prevalente.
Fra la fine dell’800 e i primi decenni del secolo, il numero delle barche aumentò sempre di più fino
a superare nel 1930, le 50 unità. In questo lasso di tempo, la pesca si trasformò in un’attività
economica organizzata e redditizia. Alla fine della seconda guerra mondiale, la marineria contava
oltre 150 barche, a tutto vantaggio dell’economia amanteana per la grande quantità di prodotto ittico
pescato. |