| Storia delle Marinerie Calabresi |
|
Nell’ambiente marinaro, molto diffusa è anche la superstizione che attribuisce a cause occulte e
sovrannaturali determinati avvenimenti. Il volo fosforescente delle lucciole, un tramonto rosso, un
bambino che bagna le reti con la pipì sono segni di buon auspicio; l’apparire dei pipistrelli, il pianto
di un fanciullo o un banale incidente, come lo spegnersi del faro della lampara, sono premonizioni
negative.
Si ricorre, così, alle benedizioni del sacerdote, a cospargere la barca di sale, al rituale dell’
“affascinazione”, compiute da esperte donne anziane, per allontanare gli influssi malefici o il
malocchio. In tutto questo, non mancano le preghiere ai Santi protettori, perché concedano sempre
una pesca abbondante.
I pescatori cattolici, sono sempre presenti alle più importanti manifestazioni religiose della città ed
adornano con immagini sacre le loro case e imbarcazioni, che portano quasi tutti nomi di Santi. |
| |
| Storia e tradizioni di alcune marinerie calabresi |
| Bagnara Calabra |
Nonostante numerose ricerche e indagini, le origini di Bagnara non sono certe; scoperte
archeologiche hanno permesso di ipotizzare l’esistenza di un centro abitato in epoca molto antica.
Tra le ipotesi più azzardate, si ritiene che Bagnara sia nata all’incirca 2500 anni a.C. in epoca
fenicia, in concomitanza con lo sviluppo dei traffici commerciali nel Mediterraneo tra le più
avanzate civiltà. Altre fonti concordano nell’annoverare Bagnara tra le città fondate in epoca
romana ed esattamente nel 180 a.C.
La sua posizione, la vede incastonata nel cuore del basso Tirreno, bagnata non solo dal mare ma
ricca di fertili terreni, testa di ponte con la Sicilia e le Eolie e naturale rifugio dalle intemperie del
mare.
Ascoltando i racconti che fanno riferimento ad oltre mezzo secolo fa, emerge nella cultura della
marineria di Bagnara, la figura femminile della Bagnarota, di rilevante importanza,in un’economia
come quella bagnarese, in cui il commercio del pescato è stato la principale fonte di reddito. |
|
Le Bagnarote, erano donne del popolo,
dalle forme giunoniche, statuarie, alte, forti,
energiche, che fino alla loro scomparsa, hanno
rappresentato la parte più viva e utile della
popolazione bagnarese. Oltre ad occuparsi di
vendere il pesce in loco, la Bagnarota, si
spingeva verso i paesi limitrofi; ancor prima
del 1783, partivano all’alba con i loro prodotti
nelle gerle o “cannistri” per raggiungere i
paesi ell’entroterra. Grande era questa loro
abilità di portare sulla testa le gerle il cui
equilibrio era mantenuto grazie ad una corona
di stoffa, la “curuna”. Essa veniva interposta
tra la testa e l’oggetto da trasportare, in modo
da alleviare anche la pressione del peso. |
Nei paesi dell’entroterra, queste donne praticavano anche il baratto con i prodotti agricoli del luogo,
che portandoli a casa, li utilizzavano per il sostentamento della famiglia.
|
|
|