Il palangaro trova largo impiego sia nella
pesca di profondità (merluzzi, naselli, dentici, cernie, ecc.), che in quelli di superficie (pesce spada,
connetto).
Di tanto in tanto si svolge la pesca della traina che si avvale di un gavitello, dotato di alcune lenze
che la barca trascina nell’acqua fino a quando i pesci non abboccano. |
La pesca è stata sempre segnata da un insieme di operazioni magico-religiose inestricabilmente
compresenti. Per esempio ai galleggianti delle palamitare (rete a maglia stretta) venivano e vengono
appesi dei tubetti di canna contenenti un’immagine della Vergine o del Santo Protettore (a Bagnara
si usa appendere un pezzetto di pelle di lucertola).
Gli stessi Santi, molto spesso si trovano accanto ad un paio di corna dipinte in rosso vivo.
Un rituale molto praticato era la “m’bampata” che consisteva nell’accendere un fuoco a prua
dell’imbarcazione ad indicare che si bruciava il malocchio. L’esorcista, prima di salire a bordo,
girava intorno all’imbarcazione pronunciando frasi di scongiuro.
Qualora l’operazione magica risultava inefficace, l’errore veniva attribuito ad un errore nella
procedura, oppure all’inosservanza di un dato atteggiamento.
Il loro mondo, comunque, è stato sempre un mondo pieno di rischi, in cui la rappresentazione della
forza, della furbizia e dell’astuzia, hanno ancora, fra le società dei pescatori “tradizionali” un ruolo
predominante. Tutto questo è alla base della ricchezza delle pratiche magico-religiose proiettate al
controllo del rapporto uomini-natura.
Il mondo dei pescatori fin dai tempi dell’influenza greca, è un mondo a parte: superstizioso,
religioso e geloso nell’esprimere qualità di coraggio, di sopportazione e di pazienza. E’ una
caratteristica strutturale del mondo mediterraneo ancora valida, anche se profondamente
trasformata.
Quello dei pescatori di pesce spada e di tonno, resta ancora oggi un mondo profondamente credente;
più che il lavoro degli uomini, sono Dio e i Santi ad essere responsabili di una buona partita di
pesca: l’ordine divino viene in aiuto alla debolezza umana.
Per secoli, gli uomini si sono sdebitati prelevando una quota del loro pescato a volte convertita in
denaro, per assegnarla al Santo o alla Vergine protettrice.
A Scilla, a Bagnara, e a Palmi, è tradizione farsi benedire le case, ma anche gli strumenti da pesca, così come si constata da documenti storici che, per secoli, le chiese della maggior parte delle marine
sono state costruite e mantenute con fondi provenienti dalla pesca.
La forza e il perdurare di questi rapporti degli uomini con il divino, è una tradizione che si è profondamente radicata anche se intimamente intrecciata col magico.
Il rapporto dei pescatori con la risorsa, circuito materiale, si converte in scambio materiale con
l’immateriale, contropartita simbolica del rapporto dell’uomo con il divino, il quale a sua volta si
suppone regoli positivamente il rapporto con il non divino: la pesca più o meno fruttuosa. |