Arenili sabbiosi e colline che scendono a strapiombo sul mare. Un paesaggio segnato da terrazzamenti che si estende per venti chilometri da Villa San Giovanni a Palmi, in Calabria. È la Costa viola: un’area geografica di rara bellezza che prende il nome dai riflessi violacei del mare. Qui si è sviluppata già nell’anno mille un’attività agricola basata sui famosi “giardini di pietra”, i terrazzamenti costruiti ai fianchi delle colline grazie al duro lavoro dei contadini. E qui la cooperativa Enopolis Costa Viola di Palmi produce oggi l’Armacìa I.G.T. Costa Viola: un vino rosso rubino, i cui sentori richiamano le caratteristiche mineralogiche della pietra e i profumi collinari. «I terrazzamenti vengono lavorati dagli ultimi, eroici contadini della Costa viola – spiega Rosario Previtera, agronomo, e direttore tecnico della cooperativa – E il vino Armacia rappresenta il fiore all’occhiello della fascia costiera, simbolo di una viticoltura millenaria, di un turismo rurale ed enogastronomico in sintonia con il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente».
E pensare che fino a vent’anni fa la Costa Viola era esposta al forte rischio del dissesto idrogeologico. Grazie ad una legge regionale dell’86, fortemente voluta dall'Ufficio agricolo di Villa San Giovanni diretto allora da Gaetano Previtera, sono stati ristrutturati i vigneti tra Scilla e Bagnara e installate delle monorotaie ( “trenino” che si inerpica su una rotaia a cremagliera lungo i ripidi vigneti terrazzati con pendenze anche superiori al 80-90%, consentendo di abbattere i costi di produzione anche del 80% e di sopperire alla continua mancanza di manodopera ). Così oggi questo splendido territorio ha potuto riprendere vita rianimando le imprese locali: «E’ qualcosa di eccezionale – riprende Rosario Previtera - per una terra come la nostra costituire una cooperativa di circa cento piccoli viticoltori. Far nascere Armacìa - Il vino dei terrazzamenti è stata un’impresa alla quale noi stessi a volte stentiamo a credere». Il supporto delle istituzioni (in primis i comuni di Scilla e Bagnara) è stato fondamentale: «Ma bisogna dare atto – aggiunge Previtera – alla fiducia e alla caparbietà dei nostri viticoltori se si è arrivati a tanto. La produzione del vino vuole rappresentare uno stimolo per continuare su questa strada e per dimostrare a tutti che anche questo è stato possibile». |
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Foto realizzata dal dott. Giovanni Musumeci |
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Il disciplinare di produzione è stato ideato per garantire genuinità, unicità e tradizionalità del prodotto. L’eterogeneità delle varietà autoctone coltivate in piccoli appezzamenti (fino a un ettaro) ha permesso inoltre di creare un mix di uve con tempi di maturazione e grado di acidità diverse tra i vitigni scillesi e bagnaresi. In questo modo si può apportare nel processo della vinificazione il giusto grado zuccherino oltre che il colore tipico dei vini della Costa Viola. |
| I risultati non si sono fatti attendere: nel primo anno di produzione (vendemmia 2005) sono stati trasformati circa 20 q di uva per ottenere 1.700 bottiglie numerate, con grado alcolico pari a 13.2 % vol, apprezzate la scorsa estate anche nella cantina di Festambiente Sud, la manifestazione di Legambiente che si è svolta a Monte Sant’Angelo (Fg). E quest’anno? «Sono state prodotte 1700 bottiglie – spiega ancora l’agronomo - Il vino imbottigliato nel luglio scorso presenta oggi le proprietà visive, olfattive e gustative tipiche di un vino giovane ma ben strutturato e potenzialmente di qualità crescente nel tempo». In più i contadini mantengono la viabilità poderale e soprattutto aiutano a prevenire i frequenti fenomeni di dissesto idrogeologico che si registrano puntualmente in prossimità delle zone abbandonate. E la Costa Viola può brindare alla sua rinascita. |