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L’Italia è interessata in questi giorni da un’incessante ondata di caldo. Nel corso del ventesimo secolo si è assistito ad un cambiamento del clima, destinato a proseguire nei prossimi decenni.
Da uno studio del Cnr sull'andamento climatico degli ultimi cinquanta anni nel nostro Paese si scopre che già in questo lasso di tempo si sono verificati cambiamenti nel clima: la quantità di pioggia annua media è diminuita del 10%, ma tende a concentrarsi in un minor numero di giorni, con eventi più intensi di carattere alluvionale.
Dal 1750 al 2000 i cambiamenti climatici hanno portato ad un innalzamento delle temperature medie globali, a cambiamenti nel regime delle piogge . Le cause dei cambiamenti climatici sono in parte naturali ed in parte antropologiche. La concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera è aumentata notevolmente, divenendo responsabile dell’effetto serra, con ripercussioni non solo sulle condizioni climatiche dei continenti e degli oceani, ma anche sui processi di fotosintesi e sulla qualità della salute umana .L’aumento di anidride carbonica è legato non solo all’uso dei combustibili fossili, ma anche ai cambiamenti nell’uso del suolo. L’erosione degli spazi naturali per fare spazio agli usi agricoli, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, contribuisce notevolmente al rilascio di anidride carbonica e la sempre minore superficie occupata dalle foreste equatoriali e tropicali riduce l’assorbimento di questo gas. Si ritiene che in Europa il clima sarà caratterizzato ovunque da un aumento delle temperature.
Inoltre il nord vedrà un aumento delle precipitazioni e delle alluvioni, mentre il sud e l’area mediterranea dovrà fare i conti con il problema sempre più grave della siccità.
Tali cambiamenti climatici non possono che minacciare le specie vegetali e gli ecosistemi forestali. Ciò che preoccupa è l’incertezza su come piante ed animali si adatteranno. Si determineranno modificazioni degli habitat e delle specie vegetali e si avranno ripercussioni sui comportamenti delle specie animali, sui loro ritmi biologici, sulle rotte migratorie, sulle loro abitudini e necessità alimentari.
La vegetazione e gli ecosistemi naturali più tipici dell’area mediterranea tenderanno a spostarsi verso il centro Europa, così come le foreste di conifere e quelle tipiche boreali delle medie latitudini potrebbero prendere il posto della tundra presente attualmente alle più alte latitudini dell’Europa. Nell’area mediterranea tenderanno, invece, sia ad aumentare gli incendi boschivi, sia a crescere i rischi di perdita di ecosistemi e della biodiversità attuale, con ripercussioni anche sulla fauna e soprattutto su quella migratoria.
L’aumento del livello del mare comporterà maggiori rischi per le zone costiere europee del mediterraneo: si valuta che i maggiori problemi si avranno nella perdita di zone umide alla foce dei fiumi nell’invasione di acqua salata nelle falde costiera d’acqua dolce con conseguenze sull’agricoltura e sulla disponibilità d’acqua dolce, ed infine, nella maggiore e più rapida erosione delle spiagge basse.
Le farfalle sono indicatori dello stato di salute dell’ambiente. Se tanto è vero, allora i problemi che rendono preoccupante il futuro del pianeta sono gli stessi che minacciano la loro effimera esistenza. Ricerche e studi scientifici confermano la tendenza alla progressiva scomparsa delle farfalle: oggi almeno un quarto delle specie diurne è in pericolo. L’imponente degrado dell’ambiente naturale provoca come conseguenza diretta la distruzione dei loro habitat. Uno dei pericoli più gravi è rappresentato dalle ingenti quantità di sostanze chimiche immesse dall’uomo nella natura, primo fra tutti l’uso indiscriminato di antiparassitari ed insetticidi in agricoltura. Anche l’inquinamento atmosferico fa la sua parte di danni con il traffico automobilistico, gli scarichi industriali, le centrali elettriche e gli impianti di riscaldamento.
I fenomeni di inquinamento colpiscono indifferentemente tutte le specie di farfalle. La temperatura influenza le vie metaboliche in tutti gli esseri viventi: negli insetti, in particolare,influenza le varie fasi dello sviluppo, la loro distribuzione, la migrazione, la sopravvivenza. Inoltre un’alta temperatura dell’ambiente riduce il tempo necessario agli insetti per alzare la temperatura corporea necessaria per il volo. Da campionamenti di farfalle eseguiti durante i mesi estivi sul Pollino è emerso che molte specie sono sensibili all’aumento delle temperature e se queste dovessero continuare ad aumentare, molte specie potrebbero estinguersi. Se vedete tante farfalle, di tante specie diverse, significa, dunque, che l’ambiente é sano !Infatti, da attenti studi e dall’esperienza dei naturalisti e degli entomologi si è giunti alla conclusione che “Dove ci sono più farfalle la vita è migliore anche per l’uomo!”. |