Tu che sei vita e schiacci l’ intelecto.
Tu che sei pace e guerra in abbondanza
e carestía soltando in cataletto,
mostrando la tua faccia, e la possanza.
Tutto tu togli, il preggio ed il difetto,
l’intelligenza e tanta mia ignoranza,
perché t’accolsi male in questo petto
durante il tempo della mia baldanza.
La coltivata vita ti riprendi,
dagl’occhi, con l’antica tracotanza,
la luce mi rapisci e tutto fendi
con quella lama acuta, in questa stanza.
Ora t’invoco e che m’abbracci almeno
in modo repentino con amore,
e che mi stringe forte sul tuo seno
come la donna mia, che diè calore.
Ma repentinamente dolce e pieno,
l’abbraccio chiedo, ma senza sopore
come sai fare tu in un baleno,
mostrando l’arte tua, e il tuo colore.
José Spadea |