Mar Jonio, ti ricordi
quando questo viso
era il ritratto della gioia?
Dove mai trovero'
la schiuma carezzevole
delle tue onde?
Dove trovero' quel sale
per sanare queste ferite
se tu nel fondo dei relitti greci
gelosamente lo custodisci.
Mare Jonio, mare unico
come lo e' il cielo di Calabria,
quante volte abbiamo conversato
io e te,
quante volte, nei miei ritorni,
le tue acque e le mie lacrime
furono tutt'uno nelle notti d'agosto,
quando fui testimone attonito
dell'antica tua tresca con la luna.
Ritornero' a camminare
le tue spiagge d'argento,
per raccogliere le pietre preziose
che l'onda riporta alla riva.
Mar Jonio, specchio trasparente,
ascolta ora le canzoni
che ti offrono gli innamorati
dagli occhi tristi e consapevoli
di quanto sia amaro lasciarti
al vento di settembre.
Un ultimo saluto a te
dai balconi dei paesi
che si affacciano sul golfo di Squillace.
Da quel grappolo di case,
il paese del cui nome ti fregi,
da quel verde presepe vivente di Sellia,
dall'infuocata rocca antica di Simeri,
dal battistero svettante sulla piana
di Santa Severina.
Mar Jonio, struggente calma,
noi che fummo assorti
dalle albi gloriose di Soverato,
inebriati dal tuo profumo
scendendo dal vento di Catanzaro,
sazi del duro silenzio
delle persiane serrate
al sole di Badolato,
ti scrutiamo con gli occhi lucidi
dal quel nido d'aquile
della Cattolica di Stilo.
Noi che non eravamo mai soddisfatti
dei tuoi tersi orizzonti
ammirati dal tempio greco
di Hera Lacinia
voltiamo le spalle all'ultima colonna
che si staglia nel cielo.
Mar Jonio, aurore accecanti,
suono di campane sulle tue marine,
saccheggi di saraceni,
sangue di prodi,
pianto d'Ulisse,
vagito di Venere...
Come potremo dimenticare noi?
Quale altra culla potra' far assopire
questo cuore insonne
se non quella che dondola nello spazio
tra Le Castella e Punta Stilo.
Parliamoci per l'ultima volta
mare mio,
con l'idioma dei nostri avi,
salutiamoci,
altre rive non mie, purtroppo
dovro' toccare,
la mia odissea non finisce qui.
Il mio animo pace non avra'
fino al giorno che da te
dovro' tornare.
Masino Melis |