Dalla cima di quel colle aprico, a Cachi Yaco, in provincia di Córdoba, Argentina; emigro solitario come buon passerotto rusticale. Augello non blu scuro e grigio, dico sì come il melodioso recanotto, il leopardo grande del monte, antico, amato, qui lagrimando..., qui cantando strambotto.
Migro verso terra più lontana, dove trovare la mia voce più soprana, per offrila in un canto appasionato, ad una femmena onorata, piacevole, dal paese sanpietrese, che da del sì, quello che pensa per sì.
La mia terra d’ origine, lascio e lascio a volo d’ cuello, il sole abbruciante, nemico ai gufi sì cotanti, già in panciotto. E sempre in panciolle, in piazza, o là, nel vico dove sanno fare la cerchia, come il “grande” Giotto. Senza compasso loro, lupi, in scienza; è lico sotto quel manto, lordi, in loro sajotto.
Emigro verso luoghi più accogliente, più civili; dove, non pure trovare personaggi vili, sarà questa, una misione possibile; chissà..., chissà sarà quello, che agli occhi poter vedere, come il cuore batuta..., benvenuto l’ amore. Emigro, in libertà per la lontananza, dove pur’ anchè, sì canta e danza con sensualità ed allegria.
Per altro celo, più sereno e dotto, volo liberamente..., e beco il fico. Se, sicone o, pure s’ è broggiotto, casereccio non è, verme, lombrico, che sfrutta della terra innocenzotto, e fa covoni..., peritoso abbico.
Io, come passerotto rustico…, giunge, in un formica di gente laboriosa, e pur’ anchè accanto degle persone torte; vivo la libertà, con il nemico, anchè, se fosse poi, uno fulmarotto..., pure fulmineo.
Dei passerotti cabri..., ti dico mio caro fratello italico, non come Caìno, ma rimbrotto, coloro che dinno, sì, qui fatico, e fatico col bisulfito..., ma non vendo, n’ anchè regalo, il mio barlotto..., pure bottaccino.
Con l’ ala, pure mozzata, dove è nato, vado e vado dapertutto, ma pero sempre dov’ è stimato, dov’ è amato tutto umile e gentile passerotto foresto. Migra e continua a migrare pure, che fu mendico, e maledice, il colle, là impúdico...
Solitario e faticato..., vengo abbacare della lontana terra d’ altronde mare, a trovarte e, a riposare, nella tua terra, tra gle fiore di distinti colori e profumo; come se fosse, sugle addolcificate braccia tuoe, piene di tenerezza, come se sicone passerotto fino..., e che soltanto te, possede, e poi godere, tu carina e serena donna, bámbola incantata..., a Cosenza, a Catanzaro, a Crotone, a Vibbo Valentia, a Reggio Calabria, ... in Regione Calabria.
Ohh..., ¡¡¡ Bell' Italia... Nostra !!!
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