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Speciale Col - Gli Articoli dei COLlaboratori

Crocifisso e ora di religione
Le sfide glocali continuano

Regione Calabria Prima la sentenza del TAR del Lazio che accoglie i ricorsi di varie associazioni laiche e altre confessionali per annullare le ordinanze Fioroni atte a valutare la frequenza dell’insegnamento della religione cattolica , ora da Strasburgo quella della Corte europea dei diritti dell’uomo che accogliendo il ricorso di una cittadina italiana stabilisce : « la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e una violazione alla libertà di religione degli alunni ». Per entrambe le sentenze il Vaticano ha espresso stupore e rammarico equiparando il pronunciamento della Corte europea a una sentenza « miope e sbagliata » e basata su una « visione parziale e ideologica ». Da una parte gongolamenti, dall’altra seria preoccupazione.
Sull’ora di religione, al di là di alcune mie posizioni fondamentalmente laiche, la mia esperienza (ho lavorato per lunghi anni nella scuola come dirigente) intravvede nel provvedimento del TAR del Lazio, una discriminazione al rovescio verso la maggioranza degli studenti (9 su 10) che scelgono di avvalersi di tale insegnamento o di quello alternativo. Non credo che ci siano reali trattamenti di favore verso la religione cattolica . Tutt’al più si dovrebbe/potrebbe discutere di un diverso reclutamento degli insegnanti di religione pagati dallo Stato ( 85% laici). A nessuno è imposta la frequenza dell’I.R.C. . C’è però da dire anche che con l’insufficienza delle risorse per la scuola di “via dei tagli” , è diventato quasi impossibile per i presidi organizzare l’offerta di materie alternative all’ora di religione. L’opzione non è mai decollata rimanendo l’alternativa una sorta di rottura di schemi tradizionali in una realtà che invece è sempre più interculturale. C’è ingiustizia? C’è un attacco alla libertà religiosa? C’è nella misura che si vuol far credere attraverso i media? Non credo. Oggi più che mai si parla di apertura alle altre religioni (siamo nel global e il cammino sarà piuttosto lungo ma necessario) e i vertici dovrebbero assumere posizioni più forti e non asfittiche per favorire il riconoscimento della R.C. come parte integrante delle tradizioni e della storia d’Italia, insomma una coté assai più affilata.
L’I.R.C. è previsto dal Concordato e quindi va valutato senza perciò discriminare quel 91,1 % di studenti che l’hanno scelto e rendendo reale e operante la scelta credibile dell’ora alternativa che nella realtà non c’è. Gli accordi con la Santa Sede conferiscono alla Chiesa il diritto di impartire nelle scuole italiane un insegnamento religioso (che non è catechesi) facoltativo. C’è chi pensa che lo Stato non dovrebbe avere tale obbligo , ma c’è, da diversi anni. Sarebbe forse meglio assicurare lo stesso diritto ad ogni altra confessione religiosa per vivere una scuola moderna, aperta ai valori della civiltà di oggi e democratica in senso sostanziale. Si potrebbe ad esempio utilizzare l’ora alternativa per approfondire i temi della religione islamica in forma di consapevolezza dei contenuti culturali di tale religione. Sottolineo il forse perché in quest’epoca non ne sono convinto totalmente ma, vi assicuro, un eventuale pathos legato al fondamentalismo non c’entra. E’ che non ci sono le condizioni per una revisione del Concordato o per la sua abolizione . E poi siamo sicuri che l’Italia vuole questo? In questo momento, una proposta del genere non farebbe altro che peggiorare irreversibilmente il clima già agitato per altri versi (compreso lo studio dei dialetti a scuola). Ma siamo ancora una buona democrazia capace di coniugare il glocale (il globale imposto dall’Unione Europea e il locale strettamente italiano ) e penso che una soluzione si troverà per la soddisfazione di tutti.

« via il Crocifisso dalle aule ?»

Assolutamente no! Il Crocifisso ( la maiuscola è voluta) non mi disturba come simbolo religioso. Non è il solito refrain ; certo, può infastidire altri che praticano altre religioni ma, basandomi sulla mia esperienza , non credo, visto che la vista di altri simboli religiosi non ha mai danneggiato la mia educazione pluralistica garantita dalla nostra costituzione. Nell’affrontare l’argomento si corre il rischio di cadere in un lungo discorso retorico ma, lasciatemelo dire : il Crocifisso è l’Italia come è Universo, solo perché è semplicemente Amore. Poi uno può essere cattolico o meno, ma il messaggio che viene dalla croce va al di là di ogni credo. E se è Amore non può essere considerato segno di esclusione o di limitazione . Per la storia e per la cultura italiana , il Crocifisso è sempre stato un valore fondamentale ed essenziale. Il Crocifisso unisce, non divide e finiamola con questi assalti con affermazioni di laicità di cui non se ne sente esigenza. Il grido dopo la sentenza della Corte europea è bipartisan : “ Pilato è risorto a Strasburgo” !
Il Crocifisso non offende nessuno. Siamo noi che con i nostri egoismi l’offendiamo continuamente e queste sentenze non fan altro che privare una volta di più di quei valori fondamentali non solo la nostra gente ma popolazioni intere.
Concludo con una boutade : “ il Crocifisso è dappertutto , ma non è la Coca Cola !”

di Carmelo Anastasio
 


















































































































































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