Sento il dovere di tributare la mia riconoscenza al professore Antonino Basile per avermi esortato ad intraprendere lo studio del nostro ambiente, dopo la pubblicazione dei Proverbi di S. Martino (aprile 1959) sulla rivista Folklore della Calabria di Palmi da lui diretta.
Numerosi scrittori hanno plagiato il mio lavoro, ma non me ne dispiace. Altri, come il Rohlfs e il Cucinotta (rispettivamente con il Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria e Proverbi calabresi commentati) l'hanno opportunamente valorizzato.
Avendo seguito le orme di Basile, uomo aperto e sensibile ai problemi sociali e culturali, oggi anch’io posso esprimere con Dante il ringraziamento rivolto a Virgilio:
Tu se' lo mio maestro e il mio autore;
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore. (Inf. I, 85-87)
Fino alla morte, avvenuta nella cittadina natale il 9 febbraio 1973 - all'età di 64 anni, fui vicino all'illustre storico che al movimento contadino dedicò gran parte della sua vita modesta e solitaria.
Era nato a Palmi il 12 aprile 1908 da Giacomo e da Concettina La Capria, allorquando il tragico sisma del 28 dicembre lo colse in fasce condizionando la sua infanzia, come pure durante il travagliato periodo della ricostruzione si delineò la sua scelta politica.
«Il socialismo di Basile ebbe peraltro un carattere eminentemente etico. Il suo popolo non si definiva in senso classista e la società da lui vagheggiata era più organica che conflittuale», ha sostenuto nella sua premessa Gaetano Cingari. «La realtà che egli indagava, e quella in cui viveva, gli proponevano forme diverse e opposte dal modello concepito già negli anni giovanili. Da qui il suo tormento interiore e il suo solitario e fecondo itinerario intellettuale». (Da: Baroni, contadini e Borboni in Sila di A. Basile - Gangemi ed. - 1989).
Dopo gli studi secondari del suo paese, Basile conseguì nell'anno scolastico 1925/26 presso l'Istituto "Gulli" di Reggio Calabria l'abilitazione magistrale. Successivamente, avendo superato il relativo concorso, iniziò l'insegnamento elementare. Nel 1926 intraprese pure gli studi di filosofia e pedagogia al Magistero di Messina, dove si diplomò con punti 60/60 e la lode accademica discutendo la tesi: Il pensiero religioso di Giuseppe Mazzini. Dal 1937 al 1942 si trasferì a Messina per insegnare lettere negli Istituti Magistrali, prima di passare a Reggio fino al 1950.
Nel 1949, sempre nella città dello Stretto, si laureò in materie letterarie e per un anno insegnò a Napoli.
La perdita del genitore lo richiamò a Palmi e, fino al 1961, fu preside incaricato presso il locale Istituto Agrario Statale con l'insegnamento delle sue discipline.
Superato il concorso come preside di ruolo, per due anni diresse l'Istituto Magistrale "De Nobili" di Catanzaro e dal 1963 al 1972 quello della sua amata città.
E' merito dell'appassionato studioso aver fondato la Società calabrese di etnografia e folklore, nonché nel 1955 - unitamente a De Rosa - il Museo di etnografia e folklore intestato a Raffaele Corso.
L'istituzione, fra le più ricche e attrezzate del Mezzogiorno - con oggetti e reperti della sapienza popolare, sorge presso la Casa della Cultura di Palmi ed è meta di turisti e studiosi.
Pure la rivista Folklore della Calabria - nata nel 1956 e condotta con grandi sacrifici personali fino al 1963 - ha contribuito a diffondere le nostre tradizioni, un bene inestimabile di cui dobbiamo essere orgogliosi se non vogliamo perdere la nostra identità.
Possiamo essenzialmente suddividere l'opera del prof. Basile in due sezioni: la storia e il folklore. Dal primo filone rileviamo l'evolversi del Monachesimo in Calabria, i moti contadini dal 1848 al 1870 e le lotte per il possesso delle terre: un quadro drammatico della questione silana che spiega la strutturale contraddizione meridionale.
Nel folklore constatiamo l'ampio spazio dedicato ai riti popolari legati ai vari momenti della vita, all'agiografia, alle credenze e alle superstizioni. Il servizio con il quale Basile esordisce nella rivista da lui fondata riguarda - appunto - le apparizioni prodigiose e le istituzioni dei santuari nelle nostre tradizioni.
Qui il racconto della Madonna di Polsi coinvolge emotivamente il lettore:
Miraculu di Ddeu ch'ija matina
ca lu massaru lu jencu circava
vaci e lu trova ad Aspromunti 'n cima
ch'an dinocchiuni la cruci adurava.
Dalla straordinaria sensibilità con cui il professore interpreta il sacro, affermo che oltre a fare scoprire la propria eccezionale dimensione filosofico-religiosa, egli crede fermamente alle cose belle che provengono dalla verità.
Gli argomenti che seguono nella rassegna, come l'animismo, i Vangeli Apocrifi, i canti popolari, i detti e proverbi costituiscono un materiale prezioso che ogni calabrese dovrebbe conoscere.
A motivo dei suoi alti meriti culturali, nel 1957 il professore fu nominato dal Presidente della Repubblica socio effettivo della Deputazione di storia patria per la Calabria e Lucania; nello stesso anno fu pure premiato con la medaglia di bronzo quale benemerito della scuola - della cultura e dell'arte.
Non va sottovalutato, infatti, lo studio di Basile per i beni culturali della nostra Regione. Ricordo, a proposito, una sua venuta a S. Martino di Taurianova per l'attenta osservazione della pregevole statua della Vergine col Bambino in braccio, realizzata a tutto tondo in marmo bianco di Carrara e che si trova nella Chiesa parrocchiale. Anche se non ho mai condiviso lo stile da lui assegnato a Giovanbattista Mazzolo, in quanto perfino dai riquadri dello scannello si nota l'analogia con l'immagine di Antonello Gagini del Museo Nazionale di Messina e con quella della Chiesa di S. Marco di Seminara, ne apprezzai l'interesse.
Ben documentato - invece - si rivela il giudizio nei confronti della Madonna del Popolo, che si può ammirare nel Duomo normanno di Tropea, opera della bottega di Montorsoli - il frate fiorentino allievo di Michelangelo. Il Capitolo della graziosa cittadina tirrenica, probabilmente, nell'ordinare la statua si era ispirato al modello della Madonna del Gagini esistente nella Chiesa arcipretale di S. Leoluca di Vibo Valentia e - prima della scoperta di Basile - si riteneva che anche la scultura di Tropea appartenesse alla famosa scuola siciliana.
Non è facile trarre una conclusione sulla poliedrica personalità dell'uomo e dello scrittore, che ha osato risalire agli autori classici nel riportare le nostre tradizioni e ha fatto riferimento agli altri popoli nel descrivere le nostre devozioni popolari.
Basile - pertanto - è un uomo di grande attualità, un personaggio europeo proteso verso il mondo che - a 36 anni dalla scomparsa - ci corre l'obbligo di rivalutare in modo adeguato. Non sono sufficienti l'intestazione di una via e una lapide a ricordare un benemerito che per la sua città ha speso l'intera esistenza.
Domenico Caruso da S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.)
|