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Convegno a Montalto Uffugo sulla faglia della Valle del Crati

giovedi 23 Febbraio 2012 - 19:30

I terremoti che noi calabresi percepiamo ricordano che la Terra è un pianeta vivo, dinamico e in continua trasformazione.

Molti di questi sismi appaiono, ai più, spaventosi, ma in realtà sono comunissimi eventi naturali, diffusi quasi quanto il vento e la pioggia: le scosse sismiche non sono fenomeni così rari come si crede.

Ogni anno in Calabria se ne producono centinaia, la maggior parte dei quali registrati solo dagli strumenti (sismografi). La Calabria, regione tra le più povere d’Europa, vanta purtroppo un non invidiabile primato: è una tra le aree più esposte al mondo al rischio sismico; ce ne ricordiamo solo quando la natura ci spaventa con l’atavico incubo tutto calabrese: il terremoto.

Il terremoto colpisce in maniera improvvisa, secondo leggi apparentemente casuali le cui regole, allo stato attuale, sembrano gelosamente custodite dalla natura. Capire dove, come, quando e perché accadono determinati fenomeni naturali è uno dei principali obiettivi che scienziati e ricercatori inseguono, utilizzando e mettendo in campo tutta la tecnologia che man mano si rende disponibile.

Ma quali sono i motivi che rendono così “pericolosa” la Calabria? La risposta la danno i geologi: la regione è collocata esattamente lungo la zona di contatto tra l’Europa e l’Africa che si stanno avvicinando ad una velocità di 7 millimetri/anno; in altre parole, è “schiacciata” dall’enorme morsa costituita dalla placca africana (a sud) e da quella europea (a nord).

Questa morsa provoca la rottura delle rocce che costituiscono la Calabria lungo quelle profonde fratture della crosta terrestre che i geologi chiamano faglie. Ogni qual volta una roccia si rompe, si genera un terremoto.

La Calabria è attraversata da un sistema di faglie in piena attività che hanno dato origine alla quasi totalità dei terremoti catastrofici che hanno colpito la nostra regione in epoca storica: il terremoto della Valle del Crati del 1183, il terremoto di Reggio e Messina del 1908, la crisi sismica della Calabria meridionale del 1783, terremoti della Calabria centrale del 1638 e del 1905, i terremoti del cosentino del 1835, 1854 e 1870.

Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile prevedere i terremoti, se non approssimativamente. E però possibile capire dove potranno originarsi. Perciò se niente si sa sul “quando” un forte terremoto interesserà la nostra Regione, molto si conosce, invece, sul “dove” i terremoti possono originarsi e, quindi, su quali siano le aree a maggior rischio sismico, dal momento che le faglie calabresi da svariati anni sono oggetto di studio dei ricercatori.

Bisogna dunque accettare il terremoto come evento naturale, imparare a conoscerlo e prendere coscienza del rischio sismico per compiere i primi decisivi passi verso una reale prevenzione. E la ricerca scientifica e tecnologica fornisce i mezzi per contrastare il rischio sismico. Oggi le tecniche di monitoraggio del territorio basate su tecnologia satellitare sono sempre più precise: i GPS, oltre a consentire la navigazione satellitare delle autovetture, consentono di misurare spostamenti della superficie terrestre con precisioni inferiori al centimetro, non percepibili dall’occhio umano, fornendo utili dati a modelli matematici per valutare le condizioni di sicurezza lungo le faglie attive.

Computer e reti di trasmissione dati sempre più efficienti, permettono di trasferire in tempo reale l’informazione dal punto d’osservazione sino ai centri decisionali (come la protezione civile). La mitigazione del rischio sismico trova quindi un utile alleato nel monitoraggio delle faglie attive in tempo reale. E’ utile segnalare in tal senso il progetto AMAMIR appena avviato alla luce di una convenzione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche ed il Comune di San Martino di Finita.

Il progetto si prefigge, tra i vari scopi, anche quello di monitorare l’attività delle faglie attive. AMAMIR nasce dalla decennale esperienza del CNR-IRPI nel monitoraggio del territorio: il progetto utilizza sofisticati software di analisi GPS sviluppati presso la prestigiosa università americana MIT.

Attraverso questo software e le stazioni permanenti e della rete ASI nazionale e della costituenda rete regionale, saranno tenuti sotto stretto controllo non solo gli spostamenti del centro abitato di San Martino di Finita, ma anche i movimenti tettonici di una delle più importanti faglie che attraversano il territorio calabrese: la faglia che borda la Catena Costiera e che si sviluppa, per circa 25 km, tra San Fili passando per Cavallerizzo di Cerzeto fino a San Marco Argentano.

Per questo motivo è stata battezzata dai geologi “Faglia San Fili-Cerzeto-San Marco A.”. e la Fagli della Valle Crayti.

Gran parte dei sismi che percepiamo nel territorio cosentino sono prodotti proprio da questa faglia: rappresenta un importante elemento di rischio dal momento che lungo essa ricadono ben tredici paesi (Cervicati, Cerzeto, Lattarico, Mongrassano, Montalto Uffugo, Rende, Roggiano Gravina, Rota Greca, San Benedetto Ullano, San Fili, San Marco Argentano, San Vincenzo la Costa, Torano).

avrà luogo alle ore 19:30, il 23 Febbraio 2012,  presso la Sala Ricevimenti Parco De Angelis, c/da Lucchetta - Montalto Uffugo, convegno promosso dall'Associazione Circolo Lucchetta "La faglia della Valle del Crati: origine, rischi e prevenzione"





Etichette: Convegno, Circolo Lucchetta, Parco de Angelis, rischi, prevenzione sui terremoti, sismografi, placca africana, crosta terrestre, Montalto Uffugo, Cosenza

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