Il manufatto, classico "dongion" collegato, forse da ponte levatoio,

al rivellino, è ben conservato e merita una visita (la chiave si trova presso il Comando dei VV.UU., disponibili con grande cortesia) all'interno che si sviluppa su tre piani ed i sotterranei, con una scala circolare nella parete esterna ed ambienti ancora dotati dei tipici "servizi" medievali. Anche la Cattedrale è di impianto normanno (ma ne conserva solo la cripta medievale): vi sono custoditi una croce reliquario in argento, a rilievi bizantineggianti, di arte forse abbruzzese (o, secondo alcuni, locale) del sec. XIV, probabilmente proveniente dall'
Abbazia di S. Maria della Matina , ed un dipinto su tavola raffigurante S. Nicola di Bari, di anonimo, forse locale, dallo spiccato gusto catalano (sec. XV). Una breve visita alla Chiesa della Riforma, originaria del XIII secolo e poi modificata secondo lo schema monastico di Val di Crati, rivela interessanti affreschi dei sec. XIV-XVII, parti di un polittico del Negroni (1553), un dipinto "Madonna con Bambino e Santi" di incerta attribuzione (sec. XVII ?), e, nella sacrestia, pregevoli intagli lignei di frà Gennaro da Bonifati e frà Giuseppe da Grimaldi (sec. XVIII). Nel paese si svolgono varie manifestazioni in agosto e settembre, con mostre di prodotti agricoli. Scendendo verso la valle, a circa quattro chilometri da S. Marco,

in una doppia curva si trova la frazione "La Matina", dove in un nucleo di abitazioni rurali è sita l'Abbazia di S. Maria (proprietà famiglia Valentoni), di rilevante interesse malgrado le modifiche apportate nel tempo. Fondata intorno al 1060 dal sovrano normanno Roberto il Giuscardo per i monaci benedettini, vi dimorò Urbano II nel 1093; passò poi ai cistercensi, che la ricostruirono dopo il terremoto del 1184 in perfetto stile monastico-ogivale, con caratteristici elementi borgognoni (i monaci della Sambucina la occuparono verso il 1220). Si accede alla chiesa da un ingresso archiacuto, ed attraverso un atrio coperto a piccole volte a crociera, sorrette da colonne a fascio, e dotato di porte con lunette decorate, il tutto, però, malauguratamente ridipinto a vivaci colori; da qui si passa al grande cortile, con resti di affreschi, su cui s'apriva il chiostro, ormai crollato, e dal quale si entra nella suggestiva aula capitolare, cui recenti restauri hanno restituito la severa bellezza gotica, impreziosita da straordinarie colonne a fascio e da finissimi capitelli a fiori e foglie, finestroni bislunghi e portali ogivali, mensoloni collegati da una decorativa cornice modanata. Sono presenti, anche, buone tele di scuola napoletana.
L'autostrada per Cosenza può infine essere raggiunta proseguendo sulla S. 533 ed entrando per lo svincolo di Tarsia, o, per chi non gradisse molto la tortuosità di questo percorso (peraltro breve), continuando a sinistra in modo da imboccare lo svincolo di Spezzano Terme, circa 5 km. più a nord del precedente.