Lasciato l'abitato oltre la località "Serra di S. Nicola", si costeggia la valle del Misòfato, con ampia veduta su tutti i paesi albanesi e sulla piana di Sibari; si giunge a S. Cosmo Albanese (m. 406, ab. 860), che presenta alcuni ruderi di un santuario basiliano, e poi a Vaccarizzo Albanese (m. 429, ab. 1.492) che ha due chiese entrambe dedicate alla Madonna di Costantinopoli ed officiate con rito greco e latino.
Al bivio di S. Mauro, luogo di ritrovamenti archeologici, a breve distanza dalla S.S. 106, il palazzo della omonima fattoria fortificata di proprietà dei Principi di Bisignano, i Sanseverino (1515), ove fu ospite il sovrano Carlo V. Ha cortile quadrato, torrione d'ingresso, logge, ed altri ambienti d'interesse architettonico. Subito dopo, il bivio di Frasso per la S.S.106. La strada si svolge ora prevalentemente in pianura, e, dopo una diecina di chilometri, si arriva a
Corigliano Calabro (m. 219, ab. 25.948).
Il paese, in via di espansione negli ultimi decenni, è da secoli al centro di una vasta zona di fiorente agricoltura (a gennaio vi si tiene la "Sagra degli agrumi"). E' patria di Antonio Toscano, che il 13 giugno 1799, rinnovando l'epico gesto di Pietro Micca, fece saltare il forte di Vigliena, presso Napoli, opponendosi così all'avanzata dei "lazzari" del Cardinale Ruffo. Tra le chiese di Corigliano: in basso, la Chiesa del Carmine, con facciata a tre portali di gusto gotico, realizzati da artisti locali: è visibile lo stemma del Vescovo di Rossano, G. B. De Lagni (1493-1503); nelle lunette, tre affreschi del secolo successivo (1555); campanile in mattoni, nonché affreschi di Domenico Oranges (1744); in alto, S. Antonio di Padova, costruzione del XV secolo, con belle cupole e maioliche policrome: nell'interno mausoleo marmoreo di Barbara Abenante (1522), due grandi dipinti di seguace del Solimena (sec. XVIII: attribuiti a Leonardo A. Olivieri) raffiguranti "L'Immacolata" ed il titolare, bell'organo del '700, mentre non vi è più traccia dei mosaici del presbiterio;

Chiesa di S. Pietro, ove era il dipinto su tavola della Odigitria, proveniente dall'abbazia di S. Maria del Patire, opera di schema bizantino del sec. XV, che reca sul lato opposto altra pittura con "Cristo in Croce fra i dolenti", e che oggi è nel Museo Diocesano di Rossano, e vi sono due tele di Nicola Menzele, "Madonna del Suffragio" e "Sacra Famiglia" datate 1763 e 1762, e due busti lignei di scuola napoletana del XVIII secolo, "S. Pietro e Paolo"; Chiesa dei Cappuccini, con vasto polittico dell'altare maggiore ed altro cospicuo gruppo di opere, dovute ad Ippolito Borghese (1607); Chiesa di S. Francesco di Paola, del '400 ma rifatta nel 1500, con resti di un polittico di Pietro Negroni, "SS. Trinità" (sec. XVI), ed un coro ligneo di Pasquale Pelusio (1782).
Sull'abitato sovrasta la mole turrita del castello che fu dei Ruffo (sec. XV), successivamente trasformato, e che conserva elementi durazzesco-aragonesi (1490), grandi salone e cappella decorati ad opera di Perricci, Ferrari, Morelli, Varni, sec. XIX. Nel fortilizio, in cui nacque Carlo di Durazzo, sono conservati gli archivi Saluzzo e Solazzi (importanti famiglie che dominarono Corigliano dal sec. XVII al XIX).
Seguendo la S.S. 106, sempre in direzione sud, dopo circa 6 chilometri s'incontra il bivio della strada che, attraverso un percorso breve (km. 6,7) ma tortuoso, conduce al Patirion. Su una spianata, a circa 600 m. d'altitudine, sono i resti del famoso convento basiliano fondato all'inizio del sec. XII da S. Bartolomeo da Simari.

Dall'alto della solitaria propaggine silana, vista immersa sulla piana di Sibari, sino alla grande curva meridionale del golfo di Taranto, sul massiccio del Pollino, e sul boscoso fianco nord-est della Sila "Greca", nereggiante di pini. La chiesa è una costruzione, abbastanza ben conservata, di età normanna con aspetti decorativi esteriori di tipo siculo, interessanti mosaici pavimentali, ed un crocifisso ligneo del '500.
Ritornati sulla S.S. 106, si imbocca dopo poco la S.S. 177, che porta, in una salita con vista bellissima su una grande distesa di argentei oliveti, a Rossano (m. 270, ab. 35.474). Già insigne città di fondazione romana, essa divenne nel X secolo il centro bizantino più importante della Calabria. Preziosi monumenti sono:
S. Marco, chiesa dell'XI secolo a cinque cupolette (come la Cattolica di Stilo) e triabsidata, con tracce di affreschi raffiguranti la Madonna Odigitria; Panaghìa (sec. XII), altro edificio di suggestiva architettura bizantina, con tracce di affreschi ("S. Giovanni Crisostomo") ed altri elementi decorativi degni di nota; la Cattedrale, rifatta nel XVIII-XIX secolo in forme più progredite, e che nasconde sotto una profusione di marmi tracce della primitiva costruzione angioina (abside, finestroni, etc.), mentre la "Madonna Achiropita", oggetto di intenso culto popolare, è testimonianza di un'epoca ancora più remota (sec. X), così come i mosaici scoperti recentemente durante il restauro curato dagli ing. Leporace e Magorno: vi sono inoltre diverse, notevoli, tele di scuola napoletana del '600 e '700, ed altari e soffitto a cassettoni (fine '600) nelle navate laterali.