In fondo, oltrepassata la botola di un'altra cisterna, l'ingresso, in precarie condizioni da anni, e poco opportunamente nel 1994...murato del tutto, alla torre ottagonale: dotata di saettiere e di servizi, presenta una volta impostata su otto agili costoloni e, particolare notevole, a calotta schiacciata, quindi di complessa costruzione. E l'abilità costruttiva, così come la severa eleganza stilistica, degli Svevi si coglie in molte parti dell'edificio, dai marchi degli scalpellini all'agile imponenza degli archi alla fattura dei servizi: certo, misera cosa appare, al confronto, il ripristino degli archi della contigua "Sala del Trono", realizzati...in cemento armato.

Nel cortile sono visibili ruderi di murature settecentesche del Seminario, che si elevava per ben tre piani: va ricordato che i radicali lavori, dovuti agli arcivescovi Capece-Galeota, D'Afflitto e Francone, apportarono anche danni, per l'improvvido sbancamento sul lato est, che portò alla inclinazione di tutto questo lato ed a lesioni come quella visibile sulla monofora a sud della "Sala delle armi". Sul lato ovest sono due bastioni ottocenteschi, su probabile impianto angioino; vicino ai resti del locale di servizi (1800), è pregevole quanto rimane di una scala a chiocciola, probabilmente usata per arrivare ai piani superiori, e vicina al portale d'ingresso, anch'esso svevo, al "Salone del Ricevimento".
Sempre nel cortile, i resti di un peristilio che seguiva i muri nord ed est dell'edificio, consentendo un comodo accesso ed infatti gli ingressi originari al Salone del Ricevimento ed alla Sala delle Armi erano unicamente sul cortile.
![S.Domenico: Cappella dell'Arciconfraternita del Rosario (sec.XVII) [Vedi itinerario 1]](img/it3_11.jpg)
Se i ruderi di questo passaggio coperto sono del sec. XVIII, appare però che esso venne edificato su analoga struttura sveva. Quanto alla storia del nostro castello, dicevamo che esso ebbe funzioni politico-militari e giudiziarie, e quasi mai residenziali, dal che la sua rusticità. Messe da parte le fantasie poetiche, i documenti confermano che in esso dimorarono solo di passaggio diversi sovrani, da Federico II (durante i suoi numerosi viaggi in Sicilia, nella prima metà del 1200), a Carlo d'Angiò che fu l'unico re ad abitarlo, dal 1427 al 1434, agli Aragonesi Alfonso I e II, Ferdinando I e II (1442-1503), all'imperatore Carlo V (1535), per citare i più importanti. Nel sec. XV vi batté moneta una zecca. Ovviamente, il forte fu sempre al centro di tutti gli episodi bellici che coinvolsero la città e fu, dall'inizio, adibito a carcere, anche per detenuti comuni, oltre che per i perdenti delle guerre tra dinastie ed i perseguitati, come i Valdesi (1560) o i patrioti del 1800.
Uscendo dal castello, si ritorna all'incrocio con via Schettini, e da cui si prosegue, sul corso Vittorio Emanuele (circonvallazione, con ottima vista). Dopo poco, a sinistra, la
Chiesa di S. Maria di Gerusalemme, sorta (1586) sulle rovine di un monastero cistercense coevo al Duomo (interessanti resti sotterranei, con volte ogivali). Appartenne alle Cappucinelle, e con tale nome è nota popolarmente, ed oggi è scuola ed orfanotrofio. La semplice, ma armonica, facciata ha un bel portale tufaceo con grande rosone racchiuso in un robusto torciglione, opera delle attive maestranze roglianesi del sec. XVI. All'interno, pila in marmo verde di Calabria (sec. XVII), coevo pulpito scolpito in noce e grande tavola "Immacolata" (1558) del calabrese Pietro Negroni (1505-1565) dalla caratteristica composizione: la figura centrale ha attorno i simboli delle laudi. Altra grande tela con "l'Immacolata" (1595), di scuola napoletana, è nell'edificio. Dalla circonvallazione, quasi di fronte, si scende per una scalinata che porta in piazza Marco Berardi ("Re Marcone" leggendaria figura popolare di un brigante del '500) e si giunge alla
Chiesa e Convento di S. Francesco d'Assisi. Il complesso venne costruito verso la fine del sec. XIII sui ruderi di un antico cenobio benedettino compreso nel perimetro murario dell'insediamento bretico, i cui avanzi affiorarono nel terreno circostante. Della prima costruzione benedettina restano le pareti di una grande aula, con bifore e monofore su via Messer d'Andrea. Nel XVI secolo l'istituzione conobbe il suo massimo splendore, quale sede dello Studio Generale dell'Ordine per la Calabria, ricca di grandi opere d'arte, un maestoso organo dei Di Palma (1565:attribuzione Mario Borretti),

una scuola di miniatura di codici (alcuni splendidi corali si conservano nella Biblioteca Civica), un'infermeria-ospedale, una "spezieria", ed altre attività.