Piazza XV Marzo - Archi di Ciaccio - Castello (h 2);
S. Francesco d'Assisi - Laboratorio di Restauro - Giostra Vecchia (h2);
Via G. Argento - Vergini (min.45).
Si può continuare l'itinerario precedente, o giungere in Piazza XV Marzo con l'auto i le linee urbane "1 Nera" o "1 Rossa" (la prima offre una visione più panoramica,

passando per la circonvallazione a monte).Dalla piazza, si può salire verso il colle Pancrazio, ove spicca il Castello, seguendo via Serra prima e via Gaetano Argento (giurista cosentino, 1680-1728) poi; si arriva così di fronte agli
Archi di Ciaccio,che connotano un palazzo a due arcate cordonate a sesto ribassato, di stile aragonese (sec.XV),già di proprietà del Contestabile Ciaccio, poi Sedile dei Nobili ed infine Palazzo di Giustizia sino alla metà del XVI secolo. Salendo, a destra, per la scalinata intitolata a Pirro Schettini (poeta e scrittore seicentesco, dell'hinterland cosentino),si è nell'antico rione di Portapiana [38] dove spicca la Chiesa della Sanità (sec. XVII-XVIII) [39] ed ancora affiorano testimonianze romane. Da qui, ancora su per la piazzetta ove è la chiesa di S.Giovanni Battista (sec. XVIII), si giunge al
Castello , monumento interessante malgrado i danni apportati, nei secoli, da terremoti, guerre, e dall'incuria.
Tralasciando le fantasie di tanti studiosi, alcuni anche quotati, che parlano di ala araba, sotterranei, rocca bretica, diciamo che l'edificio presenta connotazioni, pregevoli, svevo-angioine, con apporti del '700-'800; solo una parte, comunque, dell'imponente maniero che, anche se non ospitò quasi mai splendide corti nobiliari, fu sempre importante sede di governo, di amministrazione della giustizia, ed anche carceraria.L'ingresso oggi praticato è del '700,

riadattato nell'800: si è così nella cittadella, a livello sopraelevato rispetto al piano primitivo, che è quello dei due portali originari, uno ad est con stemma aragonese, e l'opposto, svevo.
Si ha di fronte il porticato settecentesco, con la sua porta, tamponata, sormontata dallo stemma dell'arcivescovo Francone. A sinistra, si accede all'edificio; ancora a sinistra, la bella scala coeva, restaurata non proprio felicemente, così come il cemento armato ha appesantito ciò che resta, al primo piano, dell'antica abitazione dei signori, poi "Salone Militare" della caserma ottocentesca (a destra); a sinistra, il residuo primo piano, dei due della quadrata torre mastra, adibito in origine a cisterna sospesa. Salendo ancora, si accede alla sommità della torre ottagonale (anch'essa dimezzata in altezza) e della cosiddetta "Sala del Trono".

Bellissimo il panorama che si gode da qui, in ogni direzione: la valle del Crati, i casali disseminati sui contrafforti della Sila, l'intera città, e ad occidente il picco di Monte Cocuzzo. Si possono anche osservare le fondamenta dell'altra torre ottagonale, saltata in aria nel sec. XVII. Ritornati giù, si ammira il passaggio angioino con fini volte, capitelli, stemmi (della casata, sostituiti a quelli svevi alla caduta degli Hohenstaufen): a sinistra, una cisterna; a destra, il grande salone svevo "del Ricevimento", ove è stato riportato alla luce, ma in maniera davvero impropria, il camino federiciano; in fondo, vani di servizio, con feritoie e scarichi, ed un'altra sala, detta, chissà perchè, "della Regina Isabella" Andando avanti, a sinistra, si entra nella prima delle sei sale sveve, chiamate unitariamente "Salone delle Armi", unica rimasta integra, con vano di servizio tipico. Continuando nel vasto Salone, si nota il buono, ma non razionale, restauro delle colonne e dei capitelli d'imposta degli archi crollati; sul lato est, belle monofore e resti, trascurati, di un altro camino.