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Ritornando sul corso Giostra Nuova, il palazzo della Cassa di Risparmio (1909, su fabbrica cinquecentesca), con atrio adorno di Sersale (1592), con facciata decorata di lesene e basamento bugnato, e stemma marmoreo, grande androne con volte a botte: di fronte, il palazzo e giardino dei Passalacqua (sec. XVI).
Si giunge, infine, in piazza
XV Marzo , che prende nome dagli avvenimenti insurrezionali del 1844, conclusosi nel luogo con la battaglia tra la gendarmeria borbonica - comandata dal ten. Galluppi, figlio del filosofo tropeano Pasquale - e gli insorti. E fu proprio l'eco di questo tragico scontro ad indurre i fratelli Bandiera alla loro spedizione, anch'essa sfortunata.
A sinistra, la Prefettura , palazzo sorto nel luogo ove era il monastero di S. Maria di Costantinopoli delle suore domenicane di S. Rosa realizzato nel 1711 dagli architetti costruttori Bova (Ascanio, Paolo e Saverio, attribuzione: Mario Borretti) - alcuni resti della chiesa possono ancora vedersi negli scantinati e prima ancora il palazzo Ferrari. Adattato in stile neoclassico, ha saloni con belle decorazioni, tra cui notevole quello del Consiglio Provinciale, con affreschi e tele di Enrico e Federico Andreotti (1874). Vi ha pure sede una sezione dell'Archivio di Stato.
Di fronte, il Teatro Comunale A. Rendano , costruito (1877-1909) su progetto dell'arch. Zumpano: elegante teatro di tradizione, ha una splendida sala e tre ordini di palchi, ottima acustica ed ampio velario dipinto da Paolo Vetri con la scena dello "Sposalizio di Margherita di Savoia e Luigi III d'Angiò", festeggiato a Cosenza nel 1434, ma mai avvenuto qui, come invece ripetono tanti storici che ugualmente storpiano in "Veltri" il nome dell'artista. Distrutto internamente dalle incursioni belliche del 1943, con la perdita del bel soffitto opera del Vetri, è stato riportato agli antichi splendori con la fedele ricostruzione compiuta dal 1960 al 1966, auspice l'allora ministro dei LL.PP. On. Giacomo Mancini, ed è centro regionale di una intensa attività artistica.
A destra , vicino al Teatro, il palazzetto dell' Accademia Cosentina (1938), ingresso della Biblioteca Civica e del Museo Civico, che raccoglie una importante collezione archeologica, e svariati altri reperti, tra cui anche cimeli risorgimentali.
A sinistra, dal lato della Villa Comunale, purtroppo trascurata, il monumento a ricordo dei Martiri del 1844: la statua simboleggia la libertà d'Italia e venne realizzata nel 1878 dal bolognese Giuseppe Pacchioni, superstite della tragica spedizione dei Bandiera.
Al centro della piazza, il monumento del filosofo cosentino Bernardino Telesio (1509-1588), sobria ed efficace opera di Achille D'Orsi (1914). La statua poggia su un massiccio basamento di granito silano, ed ha ai lati due bassorilievi, "L'arresto di Telesio giovane" e "Telesio che insegna la sua filosofia".
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