Nel 1981 è iniziata una nuova serie di restauri, intesa ad isolare l'abside dalle costruzioni addossatevi nel tempo ed in parte danneggiate dagli eventi bellici. Si sono così riportati alla luce elementi originari, come la monofora dell'abside di destra, mentre nella piazzetta Antonio Toscano, anticamente denominata del "mezzo tomolo di marmo" con cui si misuravano i cereali, è ora visibile il passaggio dal Duomo all'Arcivescovado, già prima ricordato, e, nella parte sottostante, un tratto di muro romano ad opus reticulatum va ricordato che tutta la zona è sede di antichissimi insediamenti, come dimostrano i frequenti rinvenimenti, quali quelli nei locali della Biblioteca Nazionale (Arcivescovado) o nel palazzo detto Telesio (ma Sersale).
Sovrastante l'appena citata piazza A. Toscano, in piazza Giano Parrasio (umanista cosentino, 1470-1522) sorge il palazzo arcivescovile (XV sec.), già della famiglia Cicala e ceduto nel 1523 al card. Ruffo Theodoli. Nei locali della Curia, il Museo Diocesano. Fra le opere conservate, spicca la "Stauroteca" (attualmente però presso il L.R.S.).
Importante lavoro di oreficeria medievale, ha forma di croce quadrilobata in lamine auree fissate ad uno scheletro lobato in legno, con reticolato di filigrana, smalti e pietre preziose. In un verso è il Crocifisso, tipicamente bizantino; nei tondi laterali la Vergine e S. Giovanni Battista; nel tondo superiore l'Arcangelo Michele, in quello inferiore la scena della Etimasia, la Colomba, il Sacro Calice ed i simboli della Passione. Nell'altro verso, tondo centrale con il Pantocrator assiso in trono, con i Vangeli nella mano sinistra; i quattro Evangelisti negli scudetti alle estremità della Croce. In un incavo cruciforme del braccio maggiore sta la reliquia della Croce di Cristo. L'opera ha dettagli decorativi di sapore moresco, come l'ornato delle losanghe, ed è ritenuta databile alla metà del XII secolo ed assegnabile agli orefici palermitani. E' montata su un piedistallo in argento dorato, di pianta ottagonale, con lato esterno sagomato trilobo, sviluppo del fusto con capricci, tabernacoli, finestrelle, gugliette e fogliame in stile

gotico. Gli otto tabernacoli che decorano la parte media del fusto, all' impugnatura, hanno piccolissime statue, tutte riconoscibili per iconografia, una fitta decorazione di edicolette e finestrelle traforate corona il manufatto che termina con un capitello ottagonale. Sul piede, due stemmi; uno con la croce potenziata e l'altro cardinalizio. Infatti, questo pregevole supporto venne dato alla Stauroteca da uno dei cardinali Gaddi, nel secolo XVI, perché la reliquia potesse essere meglio esposta e portata nelle cerimonie della Settimana Santa. E' assegnabile ad un'ottima bottega di oreficeria spaguola di stile gotico.
Altro pezzo notevole è un calice d'oro di fattura simile al supporto ora descritto, eseguito a sbalzo e cesello. Il piede, a pianta esagonale, ha la stessa frastagliatura lavorata in fiorito stile ogivale a traforo e bassorilievi, reca gli stessi stemmi; su di esso si sviluppa un ricco nodo a rilievi assai sporgenti, con sei edicolette finemente lavorate e cuspidate con gigli, e nelle quali sono statuine di Santi, e termina con un'altra serie di finestrelle decorate e con un coronamento di fogliame stilizzato su cui s'innesta la coppa. Ricordiamo ancora una corona dorata con appliques di pietre preziose, datata 1617, opera di oreficeria napoletana con piccolo stemma dell'arcivescovado Costanzo, adoperata per il quadro della "Madonna del Pilerio".