Ritornati su via Quattromani, si imbocca la via che ricorda il re goto Alarico
(morto a Cosenza nel 411 d.C.), dopo la quale, superato il ponte omonimo, ricostruito nel 1948 sul posto
dell'altro in ferro (1872) danneggiato nella seconda guerra mondiale, si perviene al corso Plebiscito,
all'inizio del quale è la Chiesa di S.Maria di Loreto dei PP.Minimi, comunemente designata "S.Francesco di Paola".
Eretta nel 1510, modificata intorno al 1720, con stucchi barocchi del napoletano
Giovanni Calì (attr.: Mario Borretti),è ad unica navata con a sinistra la vasta cappella di San Luca ;
il campanile a torre quadrata , con cuspide (sec. XVII). A destra, entrando, monumento funebre

del nobile
Ottavio Gaeta: esso poggia su un basamento con parte centrale in lieve aggetto, sulla quale sta la lapide
dedicatoria (1593). Il sarcofago è sorretto da zampe di leone e sovrastato da una nicchia con la statua a
figura intera del defunto, in abbigliamento da guerra, con spada e grosso bastone di comando, sovrana e
maschia figuradi guerriero, con leone sottomesso ai suoi piedi. Lo schema di quest'opera si ricollega,
per quanto riguarda la parte architettonica, completamente a quelli della famiglia Caracciolo di di Vico
, nella Chiesa di S.Giovanni a Carbonara, in Napoli; opere, come si sa, di scuola del Meriliano da Nola
(del quale è in S. Domenico la "Deposizione") e seguaci, mentre la statua può essere attribuita allo
spagnuolo Pietro de la Plata(o Prata), anch'esso in Napoli nella seconda metà del XVI secolo, o, più
probabilmente, il tutto a Raimo Bergantino. A sinistra, in una nicchia a pieno centro, mezzo busto di
Muzio Gaeta con lapide (1655). Ai lati erano murate fino agli anni '50 due grandi lastre tombali in
marmo, con figure di guerrieri giacenti, opere (probabilmente databili ai primi del XVI secolo) che
per essere situate in origine sul pavimento della chiesa erano assai consunte, e delle quali si ignora
la sorte, così come pure della grande lapide marmorea blasonata di Pietro Cappello, Preside di Cosenza
(1785).
Proseguendo per la navata centrale, nella nicchia dell'ultimo altare a destra v'è la statua di
"S. Francesco di Paola", sobria scultura lignea di elegante disegno, dipinta, dorata e damaschinata,
modellata con realistico vigore col gusto di consimili opere del 1600, di buona bottega napoletana.
In un sacello, a sinistra dell'altare, piccola custodia con reliquia del cappuccio del Santo.
L'altare maggiore è opera di marmorai napoletani (1797). Su di esso grande trittico su tavola:
nella parte centrale, su fondo dorato e finemente ricamato, la "Madonna di Loreto", ai lati,
"S. Caterina" e "S. Sebastiano".E' probabile opera di Cristoforo Faffeo, pittore meridionale della
prima metà del XVI secolo, con idee rinascimentali ed influssi veneziani. Dietro l'altare, coro ligneo
(attualmente da sistemare) di maestranze roglianesi, su disegno del Maestro Domenico Costanzo (1679):
ogni scanno ha il postergale ed i laterali con ricco lavoro d'intaglio e decorazioni floreali. A sinistra

dell'altare, grande lapide tombale a tarsia policroma (1633) di Matteo Ripa (1667-1733), vescovo di Eboli,
missionario e fondatore del Collegio dei Cinesi a Napoli oggi Istituto Orientale).
Nella sagrestia, alle pareti, tracce di affreschi seicenteschi con episodi della vita di S.
(Francesco e armadio ligneo recente di buona fattura (Saiardi, 1935). La grande cappella traversa,
a sinistra entrando, è dedicata a S. Luca: alla parete di destra, grande tela con "Madonna in gloria con
Bambino e Santi", firmata e datata 1551, opera di Pietro Negroni, pittore calabrese di buona maniera:
le figure sono abbellite da elementi decorativi - fiori, animali, avanzi architettonici - secondo la
tipologia fiamminga. Uscendo, a sinistra, l'ex convento, in restauro, con chiostro ed affreschi.
A fianco, la piccola chiesa, oggi di rito greco, già della Congrega di S. Omobono o dei "Sarti" ,
costruita nel 1565, con facciata decorata da portale in pietra con l'architrave iscritto e datato,
e bifora soprastante. Il soffitto è a grandi lacunari in legno intagliati e dipinti, a forte rilievo;
nel centro una larga tela con il "Trionfo del Redentore". Il soffitto e gli affreschi, notevoli,
con figure degli Apostoli, che adornano le pareti, vennero eseguiti intorno al 1660, e più o meno
alla stessa data (1653) risale lo stemma con l'aquila imperiale austriaca. In una nicchia a destra
dell'altare principale, statua a tutto tondo, dorata e malamente ridipinta, di "S. Omobono",
opera di scuola napoletana della fine del 1600, proveniente dalla scomparsa chiesetta dei SS.
Crispino e Crispiniano, della confraternita dei calzolai e guantai (attribuzione: Mario Borretti).