Con le spalle alla Chiesa del Carmine,

si ha di fronte la via (anticamente "del Carmine")
intitolata al letterato ed accademico cosentino Sertorio Qattromani (1541-1603),
seguendo la quale si arriva subito in piazza Tommaso Campanella (il celebre filosofo calabrese, 1568-1639).
La sistemazione conseguente, in parte , ai danneggiamenti della seconda guerra mondiale,
ha eliminato la Chiesa parrocchiale di S.Nicola di Bari, che si trovava a destra, e che è stata sostituita,
non sappiamo quanto opportunamente, con un moderno (e...cementizzato) edificio sacro,
che ha di interessante solo alcuni mosaici di Fantuzzi. Le poche opere d'arte della chiesa originaria,
e cioè alcuni dipinti con episodi della vita del titolare, opera del cosentino Domenico Oranges (1764),
ed un busto ligneo di S.Nicola del sec. XVIII, sono stati trasferiti nella nuova,
mentre sono andate perdute le quattro tempere del Salfi, che figurano sulla volta.
Sul lato sinistro della piazza è il grande edificio già
Real Monastero dei PP. Domenicani
- sorto a spese del Principe di Bisignano Antonio Sanseverino tra il 1449 ed il 1460 -
ove ebbe sede un rinomato "Studio Generale" dell'Ordine,o "Università della Regione".
Il convento venne soppresso nel 1809, ed è ora sede del Distretto Militare.
Nell'interno, e ben restaurato (1932), chiostro quadrilatero con arcate a pieno centro sostenute da
36 pilastri ottagonali, portali con cornici di tipo classico, e robuste modanature tufacee di stile
catalano-durazzesco, chiavi di crociera con lo scudo dei Sanseverino; al centro del cortile,
una vera da pozzo con stemma dei Ruffo di Calabria. La CHIESA di S.DOMENICO , ad impianto quattrocentesco
(se ne iniziò la costruzione nel 1449, sul posto ove nel '200 esisteva un tempio dedicato a S. Matteo -
l'attuale cappella omonima) ha una vasta facciata adorna da un protiro cieco e da un grande rosone tufaceo
in stile gotico "fiammeggiante", racchiuso in un robusto tociglione.
La porta lignea (1614) a riquadri, con intagli in stile tardo rinascimento, alternati a busti di santi
domenicani in bassorilievo, ha nei due pannelli terminali lo stemma dell'Ordine Domenicano e della
famiglia Cavalcanti, patrizi cosentini di lontana origine toscana. Dell'antica costruzione sono state
ripristinate, a cura della Soprintendenza ai Monumenti, l'abside con volta a costoloni che prende luce
da una bifora archiacuta e una cappelletta (presunto battistero) ottagona con volta a spicchi cordonata ,
tutte opere di maestranze di Val di Crati. L'interno della Chiesa è ad unica navata,
sontuosamente decorato in stucchi barocchi su disegno del napoletano Giovanni Calì (o Calieri, 1725) e
conserva varie opere d'arte. Sull'altare maggiore - barocco, in marmi

mischi, di buon artefice meridionale
- una copia del celebre quadro di S. Domenico di Soriano (1721). Dietro, nell'abside,
e nella contigua cappella ottagona, parti dell'antico coro ligneo dei frati
(le migliori, però, emigrate nel Museo Civico di Washington), opera del Maestro Fabrizio Volpe,
e discepoli, da Paterno (Cosenza, 1616-35: attr.: Mario Borretti). Agli altari laterali, tele di artisti
locali fra cui Antonio Granata, dei secc. XVIII-XIX. A destra in fondo, piccola cappella con decorativa
volta d'entrata in lacunari tufacei scolpiti a rosoni ed altra a crociera. Nei numerosi locali laterali,
interessanti elementi archittetonici di varie epoche. Vicino l'ingresso principale, a destra,
in una cappelletta, un tempo della famiglia Martucci, edicola centrale con gruppo scultoreo
"Madonna della febbre" (sec. XVI).
Lateralmente due santi domenicani scolpiti a tutto tondo.
La predella dell'altare ha busti di santi, e nel paliotto grande bassorilievo
"Deposizione di Gesù Cristo"; tutta l'opera è di bottega napoletana, probabilmente di seguaci del
Meriliano da Nola (1488-1558). Sempre a destra, ingressi alla bella cappella dell'Arciconfraternita
del Rosario, eretta tra il 1630 ed il 1640. Interno con scanni decorati ad intagli lignei,
soffitto cassettonato a grande rilievo, adorno di tele raffiguranti alcuni misteri del Rosario,
ed affreschi di buona scuola secentesca su schemi più antichi; arco maggiore con cariatidi,
cupoletta del sec. XVIII affrescata da ignoto meridionale con la "Gloria del Rosario".
Nella piccola cappella a destra, infine, tondo su tavola "Dio Padre benedicente", figura di accurata
esecuzione, probabilmente frammento di un polittico di pittore napoletano del XVI-XVII secolo.Uscendo,
è opportuno portarsi all'angolo tra il ponte Mario Martire (più noto, dall'antichità, come "di S. Domenico")
e l'inizio di piazza Nicola Misasi ( fecondo romanziere, giornalista, conferenziere cosentino originario
di Paterno, 1850-1923), da dove è possibile ammirare il complesso costruttivo dell'edificio,
sul quale spicca maestosa la cupola disegnata con magnificenza seicentesca, e rivestita in rame.