Poi la strada si inerpica lungo l'agreste vallata del Bufalo, perdendosi brevemente la visione dell'invaso; nella susseguente località "Passo delle Cornacchie" (m. 1263) vi è un camping, mentre stranamente abbandonato risulta l'Autostello dell'A.C.I., che era una delle prime strutture alberghiere, costruito in suggestiva posizione fra le folte pinete e con bella vista sul lago. Si giunge quindi a Lorica (m. 1314), borgo residenziale con villini disposti sotto fitte pinete, prospettanti il lago, diversi edifici rurali, con chiesetta e caserma, realizzati a suo tempo dall'ex Opera per la Valorizzazione della
Sila (oggi E.S.A.C.), ed abbondanti attrezzature ricettive (alberghi, bar, camping, impianti sportivi). Arrivati nell'amena località di Rovale (m. 1322), suggeriamo di svoltare a sinistra, per la strada che conduce a Silvana Mansio, pittoresco centro turistico estivo, con un complesso di villette in muratura e legno, denominato "Villaggio delle Fate". Il luogo è punto di partenza per escursioni a Cecita, Aria Macina, all'Arvo e sulle circostanti montagne coperte di pini ed abeti, e ricche di flora alpestre. La strada si riallaccia, poi, alla
Superstrada 107. Se si volesse, però, abbreviare il percorso, da Rovale si può continuare, a destra, sulla 108 Bis, passando indi per Ramundo (a destra, in fondo, la catena del Monte Nero, m. 1881), nei cui pressi è il bivio per Ceraso, meta di piacevoli gite, arrivando quindi al bivio Garga. Da qui, per la Superstrada 107, o, alternativamente, per il più panoramico ma serpeggiante tracciato della vecchia 107, si scende a S. Giovanni in Fiore (m. 1050, ab. 20.179). L'abitato è il più importante agglomerato urbano dell'intero altopiano silano, ed è anche uno dei pochi paesi della provincia cosentina che si trovi ad una notevole altitudine. Contrariamente alla tendenza negativa più comune, esso ha segnato una discreta espansione, ed infatti è un frequentato centro turistico. S. Giovanni sorse nel XII secolo, attorno all'archicenobio florense fondato dall'abate Gioacchino (nato a Celico nel 1130 ca.), e fu feudo monastico dell'
Abbazia. La chiesa, restaurata, ha elementi di architettura cistercense, con la caratteristica abside medievale, a volta spezzata, arco maggiore,

e fondo con occhi trilobati, absidi integre e cripta (XIII secolo), nella quale vennero conservate le reliquie del fondatore "di spirito profetico dotato". Interessante il grande fastigio ligneo a fioroni barocchi dell'altare maggiore e del coro, del 1685.