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Il sentiero costeggia le rive del Crati passando dagli scavi archeologici di Sibari e raggiunge la foce del fiume. Il percorso all'inizio, partendo da Thurio, attraversa l'area coltivata di Timparelle, dove esistono molte aziende agricole con coltivazioni di agrumi. Si procede poi lungo la statale 106 fino ad attraversare il Crati e, giunti di fronte l'area archeologia di Sibari, si imbocca il sentiero che corre lungo la sponda sinistra del corso d'acqua e si continua fino a raggiungere la foce, da dove è possibile vedere l'insediamento turistico dei Laghi di Sibari e avere una panoramica sul Pollino e su tutta la costa ionica nord della Calabria, con il contorno di tutti i paesi come Trebisacce, Villapiana, ecc..
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Le peculiarità principali del sentiero sono costituite dagli scavi archeologici di Sibari e dalla nicchia ecologia della foce del Crati, ricca di vegetazione, di pesci e di uccelli acquatici. Sibari, la più famosa delle colonie della Magna Grecia, fu fondata verso la metà del secolo VII dagli Achei. Nel VI secolo la città raggiunse il culmine della sua potenza: nel 510 l'aspra rivalità con Crotone sfociò in una guerra che si concluse con la distruzione del grande centro ionico. Nel territorio dell'antica Sibari vennero edificate, in fasi successive, la colonia greca Thurio e quella romana Copia. Gli scavi archeologici, nella zona del Parco del Cavallo, hanno messo in luce l'esistenza dei resti dei centri di Thurio e Copia, mentre nella zona del Parco dei Tori sono affiorate tracce della Sibari arcaica. Il territorio intorno all'area archeologica ha prevalente vocazione agricola, con molte aziende ben avviate e principalmente dedite alla coltivazione di pregiati agrumi. Per il rifornimento d'acqua e le informazioni, fare riferimento alle aziende agricole.
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