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Natura di Calabria

Un piccolo grande fiume: il Battendiero, di Nicola Perrelli
Fiume Battendiero. Mormanno Calabro. La natura da visitare in Calabria. Articolo e foto a cura di Nicola Perrelli
Guido per la strada che costeggia il laghetto artificiale di Mormanno e in lontananza tra gli argini naturali e la selva delle piante acquatiche, che per la distanza sembrano isole ed isolotti coperti di verde, scorgo il ramo di corrente del Battendiero. Il piccolo fiume , lungo 23 Km., che nasce in un territorio particolarmente bello come la “Laccata” dell’altopiano di Campotenese, proprio al confine con il comune di Morano Calabro e scendendo arriva nella zona del Pantano di Mormanno. Dove, tra magnifiche foreste di faggi e castagni, raccoglie le acque incontaminate di altre due polle sorgive del posto, una situata nella zona della Sambuchita, l’altra alle pendici della Vernita.
Il ruscello attraversa quindi i prati verdi e gli ampi spazi del Pantano, in un ambiente che si può facilmente assimilare a quello di una vallata alpina, per concludere la corsa, con passo cauto, nello specchio d’acqua artificiale, sul quale nelle belle giornate, per i giochi di luce, sembra galleggiare tutta la valle. Qui, nelle calme acque del laghetto, popolate da pacifiche carpe e sorvolate da stormi d’uccelli, si concede una pausa prima di riprendere nuovamente il tragitto naturale. Che si sviluppa ora in un territorio molto più accidentato, aspro e armonioso al tempo stesso.
Appena uscite dal lago le acque del Battendiero si gettano infatti in formidabili scoscendimenti, superano strette gole, si scontrano con gli enormi massi precipitati dagli erti monti sovrastanti, serpeggiano tra i sassi scivolosi che sporgono dal greto e più volte scompaiono in passaggi folti di cespugli e macchie. Solcano una natura spettacolare ma soprattutto selvaggia, che in certi tratti inquieta e soggioga gli animi più sensibili. Come quella lugubre e ombrosa sottostante al ponte di “minnarra”, tristemente noto in paese per essere stato teatro in passato di infausti avvenimenti, che solo dai più tenaci e temerari conoscitori viene sfidata.
A valle, nel territorio di Laino Borgo, il Battendiero conclude finalmente l’impegnativa discesa con un tuffo nel più copioso e importante fiume Lao. Il corso d’acqua, citato in fonti letterarie di età romana come antichissima linea di confine sul versante tirrenico calabrese. Noto soprattutto per la sua vallata, un vero e proprio sito archeologico, un museo all’aria aperta. E’ qui che gruppi di nomadi del tardo periodo Paleolitico, portando a pascere le mandrie di buoi dal mare al massiccio del Pollino, hanno lasciato tracce del loro passaggio. Come dimostrano le famose incisioni di bovidi su uno dei massi nel riparo antistante la Grotta del Romito, presso Papasidero.
Si, nel mio paese c’è un piccolo grande fiume, il Battendiero, che nasce, scorre e muore in questo frammento di territorio del Pollino, senza cercare, come la maggior parte dei fiumi, il mare.
Una vena d’acqua che nasce quasi dal nulla e che nella manciata di chilometri del suo percorso ha ancora, stranamente, incantevoli tratti di bosco che ombreggiano le rive.
Un fiume cosi discreto e confuso con l’ambiente che molti giovanissimi mormannesi ne ignorano addirittura l’esistenza o perlomeno l’ubicazione. E pensare che una volta, proprio al fiume, i ragazzini , al seguito della donne che andavano a lavare i panni colorati e le muttite (trapunte) di lana cardata, vi trascorrevano le ore più belle: correndo lungo le sue sponde, esultando per la vista di un pesciolino, sguazzando tra i rivoli.
Anche i miei ricordi d’adolescente, ai margini del Battendiero, risalgono a quando era già un’avventura arrivare al ponte “fravicato”. La passerella sul fiume che ancora oggi introduce nell’area del Pantano. La strada per giungervi era lunga e faticosa: a picco all’andata, erta al ritorno. Ma insieme agli amici tutto appariva lieve e agevole. Andare al fiume ci piaceva tanto. Sembrava offrisse a noi imberbi molta più libertà. Il paese del resto era lì in alto, in cima al vallone di “cavalera”, lontano.
Sparse lungo le rive c’erano delle spiaggette dove ci mettevamo a prendere il sole e li in acque fredde ma limpidissime facevamo anche il bagno, incuranti dei pericoli e delle raccomandazioni dei nostri genitori. Era vera libertà.
Scendeva ormai la notte quando, stanchi per le lunghe nuotate nella “piscina” naturale e per le tante esplorazioni, rientravamo in paese sognando la scampagnata successiva.
Anche se l’asfalto non ha avuto pietà di un posto cosi incantevole, giù al Pantano c’è ancora un piccolo universo da scoprire nascosto nelle anse del Battendiero, che suscita emozioni dolcissime.
"Scendi in riva al fiume, mettiti seduto ed osserva in silenzio lo scorrere dell'acqua. L'acqua segue la sua via, procede nel suo cammino, si impensierisce quando qualcuno o qualcosa ostacola il suo cammino, una pietra, un detrito, un albero, ma l'acqua con la sua fluidità non si ferma, li affronta, li devia e prosegue la sua via e lungo il percorso tanti saranno gli impedimenti ma lei giungerà sempre alla sua meta. Tu fai come l'acqua, prosegui il tuo cammino desidera la tua meta affronta sempre gli ostacoli ma evita di cercare ad ogni costo una risposta, lascia che l'acqua del fiume scorra e con essa le tue domande, perché un giorno, quando meno te lo aspetti la risposta bagnerà i tuoi piedi.
L'acqua è la vita, il tuo io interiore è la sua fluidità, davanti a te traccia la via e inizia il cammino verso la tua meta. Non importa come, se appoggiato ai sogni e alla fantasia come faccio io, l'importante e desiderare di conoscerti ogni giorno di più."

(da Avalon...il mondo dei sogni)
 



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Un piccolo grande fiume: il Battendiero, di Nicola Perrelli

Le foto del Battendiero

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