Tra le tante risorse del Tirreno Cosentino, un posto di rilievo è occupato pure dall’archeologia; che vanta siti che rimontano dall’era paleolitica fino al tardo impero della civiltà romana.
Ed uno dei siti più importanti della nostra riviera è costituito dai resti dell’antica città italica di Blanda, scoperti di recente sul colle del Palècastro, prossimo alla contrada Poiarelli del Comune di Tortora.
Di questi resti di città faceva già menzione un erudito del ‘500, come il Barrio, che citava sul Palècastro “le vestigia di un’antica cittadella”; fino a giungere a studiosi più recenti, quale Oreste Dito, che nel 1934 segnalava come i ruderi del Palècastro fossero riconducibili senza meno alla scomparsa città di Blanda.
Ma, dopo qualche rinvenimento sporadico occorso negli anni ‘70, bisognò giungere fino al 1990 perché una campagna di scavi, ordinata dalla Soprintendenza ai Monumenti, potesse dare adito alla scoperta sistematica dell’intero sito, che offre ancora oggi nuovi rinvenimenti.
Sul pianoro del Palècastro, che presenta un’estensione di circa 5 ettari, s’è scoperto, dunque, come esso abbia avuto una frequentazione originaria di popoli enotri, risalente circa al VI secolo a.C.; i quali furono i fondatori dell’antica cittadella, dato che “palècastro” in greco arcaico vuol dire appunto “città vecchia”.
Ad essi subentrarono, quindi, popoli lucani; i quali, nel IV secolo a.C., dominavano un territorio esteso dalla Lucania fino alle foci del Lao.
Furono loro che cinsero di mura la città, per un perimetro lungo circa un chilometro; a segno dell’importanza strategica che Blanda aveva acquisito in questa fase.
E, per essersi i Lucani schierati con Annibale, durante la Seconda Guerra Punica, la città fortificata di Blanda fu espugnata dai Romani nel 214 a.C., come tramanda Tito Livio.