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'U Misi e Natali, nella tradizione popolare del cosentino
Gli zampognari
Gli zampognari calavano solo su Cosenza, per rimanervi per la durata della novena (15-23 dicembre). La cittā offriva loro la possibilitā di guadagno ed esercitava un fascino particolare in tutti i sensi. Molti pastori apprendevano, con impegno, a suonare la zampogna o la ciaramella, aspettando l'etā per poter seguire il "rito" sulle orme paterne. Essi sentivano parlare tanto di quella cittā, delle sue luci, delle donne, dei soldi guadagnati tanto da rivivere tutto, in sogno, per anni. Finalmente veniva il loro turno. Con i cappelli a cono invellutati, le "zaricchie" ai piedi, il nero mantello, lo strumento sotto braccio, e, via, verso la "mecca" tanto sognata. Giravano per le vie suonando, fermandosi qua e lā e raccogliendo le offerte occasionali o stipulavano accordi con le famiglie che allestivano i presepi, per suonare davanti a quella "sacra raffigurazione" ogni sera, all'ora della novena. Poi, a divertirsi. Quelle settimane modulate dai suoni dolci delle nenie natalizie, e tutto il resto diveniva, poi, oggetto di racconto per un anno. Ai cittadini non restava che una lunga attesa, per risentire quelle melodie, che fanno tanto Natale. Nei paesi, pastori e contadini scendevano dai monti, con le loro zampogne solo il 24 a sera. Andavano in giro per le case di amici e conoscenti a suonare davanti al presepe. Le padrone di casa offrivano vino e fritture, per cui č immaginabile quale fosse alla fine il loro stato di ebrezza.



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nel Cosentino


Introduzione
Il messaggero di Sant'Andrea
La trasmissione dei poteri magici
6 dicembre - San Nicola
8 dicembre - 'A 'Mmaculata
13 dicembre - Santa Lucia
Le fritture
Il pane di Natale
Il presepe
Gli zampognari
Ninne nanne natalizie
Preghiere e giaculatorie
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24 Dicembre - La Vigilia
Jiri ppč l'amor'u Bomminu
Il cenone
Ancora magia
A strina
Natale e pubblicitā
La mattina di Natale
31 dicembre-San Silvestro

Appendice

La notte di Natale
Vincenzo Padula


Cantata per il Natale 1834
Abate Giovanni Conia


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