Nei vari paesi, donne dotate di particolari poteri praticavano la magia bianca.
A loro si rivolgeva chi era stato affascinato, chi aveva subito l'influsso del malocchio, chi avvertiva malori vari. Quelle mettevano in atto strani rituali, biascicavano "carmi" (1), segnavano croci, imponevano le mani sulle parti doloranti, massaggiavano, usavano l'acqua, il sale, l'olio, e tutto spariva come per incanto. La ragazza avvertiva un forte mal di testa? Un certo torpore? Qualcuno o qualcuna aveva indirizzato su di lei l'occhio fascinatore. La madre le consigliava subito: - Vai da zia X che ti fa l'affascino -. Lei vi si recava. La vicina preparava il rituale, recitava le formule, le suggeriva il da farsi, e la ragazza si liberava dal male.
A Cassano la guaritrice segnava con la croce, più volte, la fronte della persona colpita dall'affascino e recitava:
Chini t'ha affascinate
u cori s'ad'allegrate,
ccu' cori e ccu' la mente,
vatinne, fascini, che nun è nente (2)
Il piccolo avvertiva mal di pancia? Bisognava fare il "carmu". E, così via.
Queste donne avevano, perciò, un ruolo importantissimo.
A loro si ricorreva continuamente, con cieca fiducia, le si rispettava e "stimava" (3) per le varie prestazioni.
In dicembre queste "maghe buone" potevano trasmettere i poteri, prendendo le debite precauzioni.
I giorni propizi erano l'otto ed il ventiquattro.
Ad essere iniziate erano solo le donne.
In tante lo chiedevano, ma le anziane, abilmente, studiavano i soggetti: si assicuravano che avessero avuto determinate caratteristiche e che fossero state capaci di conservare il segreto.
Tutto questo perché le neo-maghe, che avessero, a loro volta, iniziate altre in giorni non stabiliti e senza le riportate cautele, avrebbero perso ogni potere unitamente a chi aveva loro trasmesso i "segreti".
Ne consegue che l'iniziazione era rara, oltre che meticolosa e meditata.
(1) "Carmu", dal latino carmen, era detta la tormula magica ed il rituale.
(2) Chi ti ha affascinato / il cuore gli si è rallegrato, / col cuore e con la mente, / vattene, affascino, ché non è niente. Per la trascrizione fonetica vedi: Alario Leonardo R., Tradizione e poesia del Natale a Cassano Jonio in Calabria, Galatina (Lecce), Congedo Edit., 1989, pag. 19. Nel volume sono contenute varie formule e rituali magici.
(3) "Stimari, vale far regalie atte a disobbligarsi per prestazioni non retribuite o per rendere omaggio.