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'U Misi e Natali, nella tradizione popolare del cosentino
Ancora magia
Nei tempi andati, al rintocco delle campane di mezzanotte, usava mettere in atto delle pratiche magiche. Una, appartenente alla sfera della magia nera è riportata dal citato Caivano:

"…Un tempo si operavano altre fatture, come quella del limone, o di un pezzo di carne animale ripetutamente perforati con chiodi o con spilli al momento della consacrazione della Messa di mezzanotte, augurandosi all'avversario con invocazioni rituali tanti mali quante erano le trafitture praticate…" (1).

A Cassano si pone attenzione alla propria ombra e se non si staglia nitida è "malu signu" (cattivo segno): la persona interessata è tra il mondo dei viventi e l'aldilà. Gli "spiriti", infatti, si fa notare, non proiettano ombra. Quanto suddetto, perciò, fa presagire la morte del misero entro l'anno! (2) Chi restava in casa, faceva il suo rito propiziatorio, proprio d'una società a carattere agricolo-pastorale: con le molle dava colpi al grosso ciocco, provocando nugoli di scintille. Ad ogni colpo chiedeva: - Tanti vacchi!.. Tanti piecuri!.. Tanti cràpi!.. Tanti sordi!.. ecc. -. Più le scintille erano numerose e più si riteneva che il richiesto arrivasse copioso. L'anziana rimasta in casa levava dal fuoco un tizzone, lo teneva proteso verso l'alto, nel camino e, poi, lo spegneva. Lo metteva da parte, perchè le sarebbe servito per sedare le tempeste, volte, imperversano dalle nostre parti. La pratica ricorda la credenza dei pagani riguardo al tizzone, dal quale le Parche facevano dipendere la vita di Maleagro e che la madre di quest'ultimo, Altea, aveva sottratto al fuoco e custodiva gelosamente; e l'altra messa in atto dai Greci che consacravano l'acqua dei sacrifizi, spegnendovi dentro i tizzoni dell'altare (3).
(1) Caivano P., art. cit.
(2) Alario L. R., op. cit., pag. 24.
(3) Dorsa V., op. cit., pag. 22.



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