Calabria On Line
Login password
Registrati Adesso | Recupera Password
Calabria cultura Calabria Ricerche Calabria speciali Calabria turismo
La Calabria|Arte e Cultura|Tradizione e Folclore|Università|Scuola|
 Utenti online: 11

News - Eventi - Sport
CATANZARO
News - Eventi - Sport
COSENZA
News - Eventi - Sport
CROTONE
News - Eventi - Sport
REGGIO CALABRIA
News - Eventi - Sport
VIBO VALENTIA
Lavoro in Calabria
Eventi in Calabria
Archivio Articoli
Condividi con
Seguici su Twitter Seguici su Facebook Iscriviti ai nostri Feed
COL
La Calabria - Tutto e Tutta
Catanzaro
Cosenza
Crotone
Reggio Calabria
Vibo Valentia
Arte e Cultura in Calabria
Tradizione e Folclore in Calabria
SENTIERI
I Sentieri di COL
Diventa Editore
Condizioni
F.A.Q.
I nostri Ospiti
SPECIALE COL
Rubriche
Borghi di Calabria
Mali di Calabria
Risorse di Calabria
Città dei ragazzi
Articoli
COLTour
Incoming Calabria
Virtual Tour
Da Visitare in Calabria
Viaggi in Calabria
Alberghi e Ristoranti Calabresi
Prodotti Tipici Turismo Enogastronomico
Escursioni in Calabria
Itinerari in Calabria
I Paesaggi di Calabria



Home Page | Sei in COL | Tradizione e Folclore


'U Misi e Natali, nella tradizione popolare del cosentino
Le fritture
Con l'approssimarsi del Natale si procedeva, e procede ancora, a preparare le fritture. Esse hanno carattere Benaugurale. E' festa, specie per i piccoli. Alcune famiglie colgono l'occasione per riunirsi fra parenti più intimi e cenare insieme, mangiando, soprattutto, "cullurìelli" (1). A sera, su d'uno scoppiettante fuoco la padrona di casa pone la padella colma d'olio e, quando il liquido ha raggiunto la gradazione necessaria, arrotola, con perizia, piccoli pezzi di pasta lievitata, tirandoli dalla madia, nella quale è stata impastata, ore prima, e ve li immerge. Tutt'attorno alla pasta ribolle l'olio. Ad un lato del focolare siede "lu capu 'e da casa" (il capofamiglia), che, per un po', regge il manico della padella colma d'olio oppure vi getta dentro il primo pezzo di pasta. Il suo atto evidenzia il predominio e la posizione in famiglia, con allusioni di varia natura: il manico della padella è segno del comando ed è anche simbolo fallico. Chi lo sostituisce, con uno spiedo, rigira i "cullurìelli", per far sì che friggano dalle due parti; a cottura avvenuta galleggiano sull'olio; li infilza col detto attrezzo e li ripone in un colapasta, per farne sgocciolare l'olio. Al primo "cullurìellu" si dà forma di pupazzetto, simboleggiante Gesù Bambino. Dal risultato che se ne ottiene si trae presagio, circa l'andamento fortunoso o meno della famiglia nel corso del nuovo anno. Prima di tuffarvi il pupazzetto, la padrona di casa segna la croce sull'olio, come aveva avuto l'accortezza di fa re sulla farina posta tra la pasta messa a lievitare ed i panni, che la coprono per mantenerla calda e favorirne la buona lievitazione. Il lievito, un tempo, si passava di casa in casa, per averlo sempre fresco. Nel portarlo fuori, però, si adottavano delle precauzioni: doveva farlo, possibilmente, una donna incinta, perché le si attribuiva il potere magico di far crescere. Allusivo riferimento alla maternità. Se il lievito veniva portato fuori dopo il tramonto, le precauzioni erano altre: sul piatto che lo conteneva si poneva un candido tovagliolo e sopra la corona del rosario, ad evitare che gli spiriti, circolanti in assenza del sole, lo avessero reso privo del potere della lievitazione.

Ma, torniamo alle fritture. Durante la friggitura si raccomanda di non bere acqua: - Si dissiccà l'ùogliu! - precisano gli anziani, ammantando, al solito, di alone magico la reale preoccupazione. Se, per caso, finisse dell'acqua nella padella, provocherebbe, infatti, lo scoppiettio dell'olio bollente, con conseguenze immaginabili. Un tempo, c'era chi prendeva in parola l'avvertimento e beveva solo vino, ma lontano dal fuoco e, quindi, dall'olio bollente. Una volta sgocciolati, i "cullurìelli", ancora caldi, vengono messi in un grande piatto fondo (coppa), con l'accortezza di lasciarne sempre uno nel colapasta. Il non farlo è "malagùriu" (cattivo augurio). Li si porta in tavola ed è subito un allungar di mani, mangiare e lodarne la bontà, evidenziando la perizia dell'esperta massaia. Parte dei "cullurìelli" si mandava alle famiglie vicine: in numero dispari, a quelle in lutto e, quindi, impossibilitate a "mintar"a fressura", secondo le regole dell'osservanza del detto stato: il farlo - essendo le fritture motivo di allegria - avrebbe recato offesa al morto. Chi li riceveva ringraziava, dicendo, in forma scaramantica: - Ci vu' pèrdari! -. La formula valeva per: ti auguro di non dolerti di lutti consanguinei e, quindi, di non dover ricambiare con fritture per queste circostanze, in numero pari ai vicini, che, poi, ricambiavano allo stesso modo. A chi portava i "cullurìelli", in genere ragazzi, si regalavano soldi. Era, quindi, una gara nell'offrirsi a prestare il servizio. Il piatto, nel quale si riponevano le fritture veniva coperto con un tovagliolo, nella credenza che quanto usciva fuori dopo il ca lar del sole potesse esser preda degli spiriti. Qualcuno ritiene che si coprissero solo quelle inviate alle famiglie in lutto "per rispetto alla sventura" (2). Antonio Julia sottolinea che il non avvolgere il piatto delle fritture con un tovagliolo:

"…verrebbe ad offendere il luttuoso raccoglimento di chi trovasi nel dolore. Chi, però, non è in lutto stretto può ricevere le fritture entro canestra …" (3).

Nei giorni successivi, i "cullurìelli" rimasti venivano consumati, preparandoli in vari modi (4). Oltre ai "cullurìelli" si preparano le seguenti fritture, che sono veri e propri dolci: crùstuli (5), turdìlli, pasta cumpetta, scalìlli, grispèlli o rotèlli 6 Plinio, a proposito delle fritture, scrive:

"Et hodie sacra prisca atque natalium pulte frittilia conficiuntur" (7).

Vincenzo Dorsa precisa, perciò, che esse sono santificate dal costume antico dei Romani e dagli auspici della famiglia, che detto popolo vi annette (8).
(1) Dim. di "cullùru" = cerchio, dal greco kollura=focaccia, della quale ricorda la forma. A Cassano J. queste fritture sono dette "vissinìeddhi". I "cullurìelli" vengono preparati anche per festeggiare occasioni eccezionali. Una donna impetra grazia, la riceve e, per voto, si porta con l'occorrente davanti alla chiesa o alla cappella del Santo che gliel'ha concessa, accende il fuoco e frigge i "cullurìelli". Curiosi e passanti si fermano, fanno cerchio e lei offre le fritture ancora gocciolanti d'olio. Tutt'attorno è un chiedersi cosa sia successo e si racconta della grazia ricevuta e del voto. Di chi gioisce per qualcosa - specie del male dell'avversario - si dice: - Ha frittu! (Ha fatto le fritture!); - Ha frittu ccu' d'acqua! (Ha fritto con acqua!); - Ha fatt"i cullurìelli! (Ha fatto i "cullurielli"!).
(2) Pasquale Caivano, La tradizione del Natale in Calabria", in "La coltura Regionale", a. III, o. 2-3, Reggio C., febbraio-marzo 1927.
(3) Julia Antonio, Il Natale in Acri, in "La Calabria", a. VIII (1895), n. 4, pagg. 25-28.
(4) Vedi: Appendice V.
(5) Il termine deriva dal latino crustulum=dolce
(6) Per le ricette vedi: Appendice da VI a XXI.
(7) Plinio, Histor. nat., XVIII, 8-107.
(8) Dorsa Vincenzo, La tradizione greco-latina negli usi e nelle credenze popolari della Calabria Citeriore, Cosenza, Migliaccio, 1879, pag. 32.



Tradizioni Religiose
Parole Perse
Chiese e Santuari
Diocesi Calabresi
Feste e Sagre
Ricette
Proverbi
U Misi e Natali nella tradizione popolare cosentina
Riti della Settimana Santa
Giochi di una volta
Antichi Mestieri
Etnie di Calabria
Credenze popolari
Tradizione della maialatura
Speciale di Natale
Strina di Natale

News
Calabria

 
U misi e Natali
nel Cosentino


Introduzione
Il messaggero di Sant'Andrea
La trasmissione dei poteri magici
6 dicembre - San Nicola
8 dicembre - 'A 'Mmaculata
13 dicembre - Santa Lucia
Le fritture
Il pane di Natale
Il presepe
Gli zampognari
Ninne nanne natalizie
Preghiere e giaculatorie
Giochi
In attesa
24 Dicembre - La Vigilia
Jiri ppè l'amor'u Bomminu
Il cenone
Ancora magia
A strina
Natale e pubblicità
La mattina di Natale
31 dicembre-San Silvestro

Appendice

La notte di Natale
Vincenzo Padula


Cantata per il Natale 1834
Abate Giovanni Conia


© 1997-2014 CalabriaOnline By Internet & Idee S.r.l P.Iva: 02196690784