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Da qualche tempo si registra un rinnovato interesse per la tradizione popolare.
Tanto è stato raccolto e pubblicato, ma tant'altro si potrebbe e dovrebbe ancora fare, per salvare il salvabile d'un patrimonio culturale, che si avvia, inesorabilmente, verso la totale dispersione.
Da ciò la presentazione delle tante ed interessanti tradizioni del "mese di Natale" nel cosentino.
Altro si potrà raccogliere, ma a noi basta l'aver dato l'avvio.
La molla che ha fatto scattare l'idea della presente pubblicazione è racchiusa, fra l'altro, in alcune espressioni, ripetute annualmente, e nella curiosità che ne consegue.
Quante volte s'è sentito dire: --Eh, il Natale di una volta!..-; -Una volta sì che era Natale, ora...-; - Quel bel Natale dei miei tempi!..-, Ma, com'era questo Natale d'una volta?
Cosa aveva di tanto affascinante? Chi lo richiama alla memoria, va sottolineato, inconsapevolmente, rimpiange la fanciullezza.
Probabilmente, perciò, i futuri adulti reciteranno anche loro, fra qualche sospiro, le stesse espressioni.
E' innegabile, però, che un certo fascino c'era, ed era legato alla religiosità ed alle funzioni connesse, ai vari riti, alle pratiche magiche e, perché no, alla gastronomia.
Non si cerchi in queste pagine - lo diciamo ai benpensanti - l'analisi sociologica o altro, perchè il nostro intento l'abbiamo esternato in apertura, e si ferma là.
Chi vorrà arzigogolarvi su, si accomodi.
Un aspetto, però, vogliamo evidenziarlo, e lo si potrà cogliere in diverse pagine: l'aleggiare della solidarietà umana, molto forte fra i meno abbienti.
Un "bene", oggi, purtroppo, perduto, con grave iattura per il nostro popolo.
Per la trascrizione dei testi dialettali, dove possibile, si è seguita la forma "classica" purgata, cioè, di particolari fonemi, difficili a leggersi da parte dei più.
I testi che non recano diversa indicazione sono stati raccolti nell'area di Acri.
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