Ad Acri, quando il prete prendeva fra le mani la statuina del Bambino, i maschi presenti in chiesa, in segno di gioia, emettevano fischi.
Gli uomini rimasti in casa, al rintocco delle campane, annuncianti l'avvenuta Nascita, imbracciavano i fucili e sparavano in aria in segno di gioia, proprio come usava per annunciare fin nei casolari più lontani l'avvenuta nascita d'un nuovo membro della comunità. C'era chi aveva preparato i mortaretti (masc-chi) caricati con polvere nera e frammenti minuti di tegole. A mezzanotte: fuoco! non poco pericolo per l'operatore meno accorto. Si scambiavano gli auguri. Si baciava la mano agli adulti, dicendo: - Tanti auguri -, e quelli rispondevano: - Benadittu/a-. A Cetraro, nella fine del secolo scorso, si sentiva in questa festa degli antichi Saturnali:
"…Le donne - scrive G. De Giacomo - ballano con vecchi, con ragazzi, con donne istesse; i giovani saltano, come lepri, per le stanze delle case, ove c'è festino, ed una sedia, un armadio, un'ombra è la loro dama. Dinnanzi la chiesa sulla scalinata si intrecciano danze e gridi al canto del rosario delle beghine, che passano tutta quella notte, sedute in giro per terra dinanzi la porta di dove entrano le donne istesse…" (6).
(1) E' la notte di Natale! / Notte fredda, figlia mia, / mormora un temporale / sui monti, per le vie. / D'un ceppo, d'ogni parte, / forte fuoco strepita; / come vedi, dalla casa, / è fugata la miseria: / D'una tavola imbandita / sono colme le stoviglie: / vino nuovo, marmellata, / di frittura e di nocciole…/ Ma non tutti, figlia mia, / hanno tanto grande bene, / c'è chi soffre per le vie, / c'è chi soffre e subisce pene!
(2) E' venuto Natale, / pane non ho, / mi metto a fumare / e mi vado a coricare.
(3) Ora viene Natale, / non ho danari, / ho una pipa e mi metto a fumare; / ho un asino, / che si chiama Carluccio, / ho una vacca, / che si chiama Barracca / e, quando cammina, / fa tricchiti e tracchi.
(4) Meglio che la pancia scoppi / e non che il pranzo / la cena non venga consumato/a.
(5) Dorsa V., op. cit., pag. 22.
(6) De Giacomo Giovanni, Usi e costumi di Cetraro, in "La Calabria", a. IV, n.5, Monteleone 15.1.1892.