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'U Misi e Natali, nella tradizione popolare del cosentino
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Il cenone
Sul tardi il cenone era pronto. La tavola era imbandita come non mai. La mamma chiamava: - E' prontu! (E' pronto!) -, ed era un accorrere attorno al desco. Piatti e bicchieri rumoreggiavano e risa e parole correvano di bocca in bocca. Era un attardarsi inusuale davanti alle tante portate, ai dolci, al vino. Che mangiata! Un tempo si soffriva la fame e quel giorno rappresentava la possibilità di rimpinzarsi, sicchè valeva il detto:

E' miegliu 'a trippa si strazza
e no' tu mangiari ci resta (4)!


Meglio scoppiare che non consumare tutto quel ben di Dio! Succedeva così che il giorno dopo si stesse male e si dovesse ricorrere alle cure mediche. Se nei giorni precedenti si considerava sull'arricchimento dei calzolai, ora, per il popolo, ad arricchirsi erano medici e farmacisti anche loro non naviganti nell'oro. Si racconta che uno di quest'ultimi, fregandosi le mani, girasse attorno alla tavola imbandita, ripetendo: - La sira de Natali si fanu ricchi li spezziàli!…-. Negli anni nei quali l'emigrazione transoceanica colpì particolarmente i nostri paesi e molti capofamiglia erano lontani, usava "mettere il posto" a tavola, che rimaneva libero, per il familiare lontano. Quel posto vuoto, adocchiato dagli altri, è immaginabile quanta malinconia mettesse nella famiglia. E spesso c'era chi si levava dalla tavola con una scusa, per andare a tergere le lagrime, che sgorgavano in un giorno che sarebbe dovuto essere di felicità. A Bonifati, un tempo, si faceva una cena povera, per ricordare la povertà della Sacra Famiglia. Il pasto era detto "'u pranzu da veta" e consisteva in "novi cosi", nove pietanze, fra le quali minèstrone di patate e bietole (veta), "pinnicelli" (tipo di fungo), "grispelli", crocette di fichi, noci, uva passa, pane di castagne. Ultimata la cena ci si spostava accanto al fuoco, lasciando la tavola imbandita; si sparecchiava al mattino successivo, nella credenza che durante la notte vi si sarebbero seduti i componenti la Sacra Famiglia. La nonna continuava con i racconti, per i più piccoli. I grandicelli andavano a raggiungere gli amici, che facevano la veglia accanto al falò acceso sullo spiazzo. In famiglia c'era chi ricordava altri Natale. Ad una certa ora la campana chiamava i fedeli per la messa di mezzanotte.

"... In Mormanno - riporta il Dorsa - sin dalle prime ore di quella notte la chiesa diventa piacevole mercato, in cui si espongono in vendita agli allegri devoti ivi raccolti le frutta di Natale, e confetti e ciambelle e liquori, e gli sposi si scambiano fra loro i saluti col reciproco getto degli aranci…" (5).
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6 dicembre - San Nicola
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Gli zampognari
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24 Dicembre - La Vigilia
Jiri ppè l'amor'u Bomminu
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A strina
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La mattina di Natale
31 dicembre-San Silvestro

Appendice

La notte di Natale
Vincenzo Padula


Cantata per il Natale 1834
Abate Giovanni Conia


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