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'U Misi e Natali, nella tradizione popolare del cosentino
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'A Strina
(12) Senza chiamata vi siamo venuti, / caro compare, se il ben trovato. / Il re te l'ha mandato un saluto: / che tu possa essere padrone di tutto lo Stato. / Va, che tu possa produrre tanto grano / quanto se ne produce a Napoli e Cassano. / Va, che tu possa produrre tanto vino, / quanto se ne produce a Napoli e Cassino. / Dio ti guardi questa bella compagna: / questa rosa rossa che hai a lato. / Nel mezzo della casa vedo un pavone: / questo tuo fìglio possa diventare un barone. / In questa casa dai quattro cantoni / quattrocento anni possa campare chi vi vive. / Sento il rumore dell'impiantito: / è la padrona che porta la soppressata. / La sento andare su e giù: / è la padrona che porta il vino. / Apri, compare mio, apri questa porta, / perché ti vogliamo dare la buona notte. / Canta il gallo e muove le penne: / ti diamo la buona notte, e andiamocene.
(13) 0 Don Giovanni mio dai grandi averi, / quattrocento anni tu possa campare; / possa sempre vederti ingrandire (prosperare), / come cresce il pesce nel mare. / Male la tua bocca non sa mai dire, / ma sempre fiorisce come il Natale. / Iddio ti mandi il bene e buon anno! / Fammi la strenna, ché è una volta l'anno. (V. Padula, op. cit., voI. II, pag. 254).
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Vincenzo Padula


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