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E la sera dell'ultimo dell'anno, S. Silvestro, sempre a fine '800, a Rossano gruppi di giovani giravano per le vie cittadine con grosse pietre sulle spalle, per dare l'augurio di buon anno alle famiglie benestanti e, quindi, ricevere la strenna. Il gruppo si accostava all'uscio ed intonava:
E boni e boni annu,
famm"a strina ch'è Capudannu.
Quantu rava 'ssa petra re chiummu,
tant'oru ti vo' trasiri lu jurnu.
Quanti pili tena ru porcu,
tanti tùmini de majorca.
Quanti pili tena ru canu,
tanti tumina de ranu.
Quanti pinni teni ru gaddu,
tanti tumini de curaddi.
Quanti pinni tena ra gaddina,
tanti tumini de farina (4).
Se la porta non veniva aperta si aspettava per qualche tempo, ma appena il gruppo capiva che non s'aveva voglia di "far"a strina" allora si riprendeva col canto, ma con ben altro "augurio":
Quanti pili tena ru ciucciu,
tanti tumini de perucchi.
Quanti pisci teni ru mari,
tanti figghi chi vo' fari.
Quanti pili tena ru mulu,
tanti càvuci a ru culu.
Quanti pili tena ra gatta,
tanti canchiri chi ti vatta.(5)
Se la porta s'apriva la comitiva lasciava sul pavimento le pietre, insieme a quelle che altri vi aveva portate. La padrona faceva la strenna: manate di fichi secchi, castagne, ulive ed altro. Detta distribuzione avveniva tenendo conto della grandezza delle pietre: a pietra più grande, quindi ad augurio maggiore, si dava maggiore ricompensa. Da ciò consegue che si faceva a gara a portare le pietre più grosse. A volte, però, le padrone di casa lasciavano liberi i giovani di riportarsi indietro le pietre.
Il far lasciare le pietre aveva il pro per coloro i quali stavano costruendo una casa, ma c'era il contro, perchè i giovani potevano portarle via ad altri impegnati in altra costruzione, per adempiere al rito. Il rito della pietra era presente anche in San Lucido: la sera della vigilia di Capodanno, persone dal volto coperto, si presentavano alle porte delle famiglie benestanti e porgendo una pesante pietra recitavano con voce artefatta, per evitare d'essere riconosciute:
Bonasira, signuru miu,
bonasira ch'è Capudanu,
t'baju purtatu 'ssa petra santa:
tant'oru vo' avi' tuttu l'annu,
quantu pisi 'ssa petra pisanta (6).
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